Il 22 gennaio scorso avevamo documentato i cinque pazienti ricoverati sulle barelle nel corridoio del reparto di Chirurgia Generale. Il 25 novembre 2015 – ma succede ancora adesso – denunciavamo la pioggia nei sotterranei. Il 7 e il 24 ottobre del 2015, mostravamo il malfunzionamento degli ascensori. Il 7 ottobre, avevamo sottolineato anche la presenza delle blatte oltre quella dell’acqua negli stessi sotterranei, esattamente come il 23 settembre. Il 24 agosto, poi, avevamo beccato le blatte al Pronto soccorso. Una miscela esplosiva confermata dalla dottoressa Silvana Albani, in un’intervista del 5 gennaio 2016- che fece venire diversi mal di pancia nelle stanze dei bottoni.

A tutte queste denunce la direzione generale della Asl di Bari, quella da cui dipendente il tristemente noto Ospedale Di Venere, al quartiere Carbonara, non ha mai ritenuto di dover dare seguito. Al contrario, il direttore generale Vito Montanaro e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, hanno recentemente tessuto le lodi dei reparti di Ortopedia dello stesso ospedale Di Venere e del San Paolo, altro nosocomio purtroppo famoso più per le carenze che per le situazioni da primato.

Qualche elemento positivo c’è, per carità, ma nel complesso non si può certo dire che il Di Venere sia un’eccellenza. Non lo è, seppure in fase di trasferimento, certamente il reparto di Neurologia. Non giudichiamo l’operato del personale sanitario, sia chiaro, ma le condizioni precarie a cui sono sottoposti tutti, soprattutto i pazienti e i loro familiari. Otto persone. Avete capito bene, otto persone, ammassate in una stanza per quattro. Tre letti da un lato, altri tre dall’altro, con al centro altri due pazieti, in quello che dalle immagini sembra un lazzaretto malconcio.

Non è la prima volta che succede. In altre occasioni alcuni familiari hanno anche denunciato la promiscuità tra uomini e donne nella stessa stanza, in un assurdo mucchio selvaggio. Chiuderanno altri ospedali, la gente prepara i forconi. Si chiedono nuovi sacrifici ai baresi e ai pugliesi tutti, ma se ciò di cui dovremmo andare fieri è quello che si vede nelle immagini che pubblichiamo, non ci resta che piangere e pregare.

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