Il crollo delle luminarie di San Trifone, ad Adelfia, ha scatenato ogni tipo di commento e frustrazione, dividendo la cittadinanza. Integralisti e riformatori a confronto, purtroppo non sempre civile. È sempre stato più facile puntare il dito contro qualcuno, in questo caso il giornalista, invece di mettersi attorno a un tavolo per cercare di risolvere i tanti problemi della festa.

Da un lato quelli che: “è stato un evento eccezionale che ha causato danni ovunque”; dall’altro i colpevolisti: “il vento non c’entra, le luminarie non sono state montate a regola d’arte”. Il crollo delle luminarie, in realtà, è solo la punta dell’iceberg di una festa patronale organizzata male e conclusa peggio. Non parliamo ovviamente del suo immutato fascino, della devozione a San Trifone, dell’odore di agnello, delle luci e delle giostre, dei fuochi e dei pellegrini. A scanso di equivoci, il nostro approfondimento riguarda altro, ovvero tutto ciò che si muove nelle maglie strette di beghe politiche (sarebbe previsto ad horas un rimpasto della Giunta), interessi personali e storture gestionali di ogni tipo.

Nessuno è contro la festa, ma per migliorarla non si può continuare a soprassedere su tutto. È il tempo di fare qualche numero, pur scusandoci delle imprecisioni, ma non siamo per ora riusciti a trovare resoconti ufficiali. Chiariamo una cosa, il problema principale di quanto accade – non certo del crollo delle luminarie – è soprattutto imputabile alla totale estraneità del Comune nell’organizzazione della festa, attribuita completamente al Comitato feste, con tutti i limiti di trasparenza, essendo invece tutte le incombenze pagate dai contribuenti adelfiesi. L’opera dei volontari del Comitato è lodevole, ma deve essere di supporto al lavoro della pubblica amministrazione, non sostituirsi ad essa.

LE LUMINARIE  – Da più di cento anni le luminarie sono opera dell’azienda Faniuolo. Un lavoro del valore di 70/80mila euro, che al Comitato feste costerebbe 25mila euro. Una divergenza di valore non sfuggita ad alcuni leader nazionali e mondiali di luminarie, interpellati per l’occasione che, tuttavia, non hanno voluto rilasciare dichiarazioni. Ve le risparmiamo anche quelle indirette per rispetto dei professionisti. Devozione, tradizione, immagine e cuore per Faniuolo valgono evidentemente uno sconto da diverse decine di migliaia di euro. Le luminarie, qualunque sia la cifra spesa dal Comitato, hanno un regolare collaudo (autocertificazione di un tecnico dell’azienda) e una regolare assicurazione per i danni a terzi. Chi si è ritrovato le luminarie sul balcone sarà risarcito, come tra l’altro riferito dall’imprenditore ai Carabinieri. I danni alle luminarie, invece, saranno tutti a carico di Faniuolo. A quanto pare l’effettivo pagamento delle luminarie non avrebbe intaccato il montaggio a regola d’arte. Il vento, in ogni caso, ci ha messo il suo, seppure resta la perplessità di un’allerta conosciuta da giorni e, se nessuno ci smentisce, il consiglio dato dal comandante della Polizia Locale al presidente del Comitato, di suggerire all’azienda un veloce smontaggio per evitare il peggio, se non altro della parte terminale, quella più maestosa.

L’OCCUPAZIONE DEL SUOLO PUBBLICO O QUASI – È forse uno degli esempi più calzanti di come l’Amministrazione comunale abdichi al suo ruolo nei giorni della festa in onore di San Trifone, limitandosi a fare da bancomat. Nonostante la nostra denuncia dell’anno scorso, anche nell’ultima edizione l’occupazione di suolo pubblico è stata incassata inizialmente sotto forma di obolo dal Comitato. Non ci sono dubbi, al contrario invece dei tanti dettagli. Solo venerdì, dopo un summit a Palazzo di Città, quando la fiera era ormai quasi finita, si è frettolosamente trasformato l’obolo dei 500 commercianti ufficiali, in altrettanti bollettini per il pagamento dell’occupazione del suolo pubblico. Operazione fatta col malloppo di contanti all’Ufficio postale. Soldi che, a meno di clamorosi ripensamenti e rigurgiti di trasparenza, saranno girati interamente dal Comune al Comitato, come del resto promesso, perché altrimenti come fai?

GLI ABUSIVI – A molti non è sfuggito il clima di serenità di molti venditori abusivi di colore e non che aleggia alla festa di San Trifone. Non c’erano ambulanti pronti a scappare col bustone o il lenzuolo alla vista della Polizia Locale o della Guardia di Finanza, come succede in occasione di altre fiere o mercati settimanali nel resto del Barese. Un vigile confessa che: “I controlli alla festa di San Trifone si fanno con le bende agli occhi”. Nel senso che non possono essere di fatto effettuati in maniera efficace, perché la pianta dei posteggi è detenuta e allestita dal Comitato e non dagli uffici comunali preposti. La ragione di quella tranquillità, ci dice un membro del Comitato che ha chiesto di rimanere anonimo, sta nell’obolo pagato anche da chi alla festa per ragioni di legalità non potrebbe neppure starci. In nessun’altra parte della terra un venditore di scarpe contraffatte potrebbe ricevere la formale autorizzazione da un dipendente e quindi pubblico ufficiale di un Comune. Alla maniera adelfiese si aggira comodamente l’ostacolo. In mezzo alle strade affollate della festa è saltato subito agli occhi che i venditori, tra l’altro come riportato dal numero progressivo dei parcheggi, siano stati molti più dei 497 pagatori dell’occupazione di suolo pubblico.

IL REGALINO OBBLIGATORIO – A pagare il regalino, qualcosa oltre l’obolo travestito da occupazione di suolo pubblico, non sarebbero solo gli abusivi, ma anche i venditori regolari. Un ambulante di panini, per la prima volta ad Adelfia, solo per fare un esempio, è stato invitato a donare 20 euro nel nome di San Trifone. Lo ha detto davanti ad alcuni testimoni.  Per qualcun altro il regalino è stato di 50 euro, ma i venditori più grandi e storici, quelli dei posti e guadagni migliori, lascerebbero cifre ben più importanti. L’amico del comitato è categorico: “Senza quei soldi la festa non potrebbe essere così bella”.

IN-SICUREZZA E SVIABILITA’ – Su invito del Prefetto a utilizzare il maggior numero di associazioni e agenzie private per assicurare la sicurezza dei visitatori, il Comune di Adelfia quest’anno si è avvalso della collaborazione di FI.FA. Security e dell’agenzia La Fonte per una cifra complessiva di 5mila euro. Sicuramente una coincidenza il fatto che un dipendente della seconda agenzia sia un parente stretto di un vigile adelfiese impegnato attivamente durante la festa, non solo nel presidio delle strade. Sì, perché la gestione della festa – al netto dei fuochi e delle luminarie – è completamente a carico carico dei contribuenti adelfiesi, qualcuno dei quali ha pure fatto l’ulteriore donazione per rendere la festa patronale “una cosa mondiale”. A questi soldi vanno aggiunti i 10mila euro spesi per il progetto San Trifone, ovvero la possibilità di poter disporre di vigili extra. Al grande spiegamento di forze fa da contraltare la totale insicurezza che quest’anno si è toccata con mano ai varchi e in prossimità delle vie di fuga, oppure durante l’esecuzione dello spettacolo pirotecnico serale della domenica.  Rissa sfiorata sulla via di Valenzano mentre alcuni addetti alla sicurezza scortavano la processione di San Trifone. Come se non bastasse ci sono anche i 16mila euro necessari per i new jersey, in alcuni casi inutili perché a lungo non presidiati e quindi chiunque è entrato e uscito dalla zona off-limits. Tutto pagato dall’Amministrazione comunale.

RIFIUTI “PERICOLOSI” – Quest’anno i conteggi non sono stati ancora effettuati. Un altro motivo dell’imprecisione dei nostri numeri. L’anno scorso, però, nella sola giornata clou del 10 novembre, i 100mila pellegrini, gli ambulanti, gli abusivi, i cittadini adelfiesi e chiunque sia passato da Adelfia, ha prodotto circa 400 quintali di rifiuti. Sì, 40 tonnellate di carta, cartone, plastica, vetro raccolti in maniera indifferenziata e quindi pagati a peso d’oro e quest’anno potrebbero essere persino di più. Rifiuti lasciati ai bordi delle strade durante il passeggio come in una grande discarica a cielo aperto. Rifiuti indifferenziati la cui gestione è pagata non da tutti i visitatori, ma dai soli contribuenti adelfiesi, che per questa ragione non riescono a ottenere una riduzione della Tari. Il solito 68% della raccolta differenziata, a novembre può scendere anche al di sotto del 40%. In quel caso la distinzione campanilistica tra Canneto e Montrone viene cancellata con un colpo di spugna. Il paradosso è che da tre anni il Comune ottiene un contributo superiore ai 5mila euro nel nome dell’ecofesta, ovvero addetti con i bidoni che invogliano a differenziare, evidentemente senza alcun risultato di rilievo. Secondo quanto abbiamo saputo, invece, le pulizie straordinarie durante la festa non varrebbero maggiorazioni al costo della normale raccolta. Non abbiamo modo di dubitare di quanto riferito, seppure ringraziare per lo sforzo immane fatto dagli operatori appare fuori luogo potendo essere gestita diversamente quella mole di rifiuti, facendoli magari in parte pagare a chi li produce.

I FUOCHI D’ARTIFICIO – Anche per i maestri dei fuochi d’artificio, esattamente come le luminarie, San Trifone è una eccezionale vetrina, quindi investono del proprio pur di essere presenti. Calcolate che in qualsiasi festa patronale, proprio a causa dei costi, vengono sparate 2, al massimo 3 cosiddette bombe da tiro. Ognuna di queste ha un valore di circa 500/600 euro, con due addetti al lavoro un paio di giorni per il confezionamento. La domenica pomeriggio ad Adelfia di bombe da tiro ne vengono fatte esplodere 5. Complessivamente, sempre con l’imprecisione che ci perdonerete, le aziende sono 5 e pare che ognuna sia stata pagata dal Comitato circa 9mila euro iva inclusa, a fronte di un valore reale che si aggirerebbe intorno ai 14/16mila euro. Ognuna delle aziende, giunta con almeno 6 o 7 operai, che dormono in camion e furgoni durante il tempo della festa, svuotano i magazzini per farsi pubblicità. In sostanza, è un investimento reciproco. È questo ciò che fa la fortuna della festa di San Trifone. Anche in questo caso i numeri sono quelli strappati ad alcuni amici del Comitato e alcuni altri profondi conoscitori della materia, a cui vorremmo fosse data smentita o conferma. Non sono tante le persone che conoscono queste cifre.

IL REGOLAMENTO – È inutile negarlo, ma uno dei motivi per cui l’amministrazione comunale è andata in crisi è proprio la festa di San Trifone e l’elaborazione del regolamento che consentirebbe di riportare tutto nei limiti della trasparenza, dando a Cesare ciò che è di Cesare. Ricordiamo, infatti, che le rendicontazioni della festa sono una chimera. Lo sono sempre state, almeno a sentire alcuni dipendenti comunali, andati in pensione mentre ancora erano impegnati a cercarle le rendicontazioni. La frattura tra il sindaco Giuseppe Cosola e il suo ancora non si sa per quanto tempo vice, Costantino Pirolo, è insanabile. Quest’ultimo avrebbe tentato, con due consulenti di sua fiducia, di mettere in piedi il benedetto regolamento, ma l’altra sponda del ramo di Adelfia avrebbe stoppato l’iniziativa, un po’ per la cifra ballerina della consulenza, un po’ per paura che non fosse abbastanza equo. A quanto pare nei prossimi giorni potrebbe già essere convocato un vertice aperto a tutti i protagonisti della festa, nel tentativo di non arrivare impreparati al prossimo San Trifone e tentare di regolamentare i giorni di delirio. Giorni in cui – come abbiamo detto – oltre ai fedeli arrivano anche tanti barbari.

DI RIFFA E DI SGAMBETTO Tutto nasce due anni fa, quando viene messo in piedi un gruppo di agricoltori con l’intento di vincere la riffa e portare in processione San Trifone. Mario De Palo è del gruppo. Il gruppo vince offrendo 16mila euro, ma resta uno strascico che diventa sgambetto l’anno dopo. Nel 2018, il Comitato annuncia a pochi intimi di essersi accordato con la famiglia Fracchiolla per 15mila euro. La riffa in quel caso sarebbe diventata dunque farsa. Al gruppo di agricoltori, che probabilmente sarebbe riuscito ancora a vincerla, la cosa non piace. Del resto l’anno prima aveva contribuito in maniera determinante alla buona riuscita della festa. L’asta è un’asta, mica un affidamento. Così il gruppo decide di mandare all’aria l’accordo e si presenta alla riffa particolarmente agguerrito, riuscendo ad accaparrarsi il santo in processione nel delirio della gente per la cospicua cifra di 24mila euro. Quest’anno in tanti hanno notato l’assenza alla riffa dei big, famiglie che hanno sempre contribuito. Mancava anche Dilella, dopo che l’Amministrazione si è messa in mezzo a una questione che lo vedeva contrapposto al costruttore Tisto, ordinando la demolizione dell’autolavaggio dell’imprenditore. Lo stesso gruppo di agricoltori, dunque, si aggiudica San Trifone per il terzo anno a 12mila euro.

DEVOZIONE E RISPETTO – Un capitolo non indifferente delle entrate, che di conseguenza permettono le grandi uscite per la festa del santo patrono, è rappresentato dalle donazioni degli emigrati, degli adelfiesi e di tanti pellegrini. A loro si deve soprattutto una maggiore trasparenza, perché i soldi donati sono comunque soldi sudati e quindi tutti i donatori meritano di conoscere pubblicamente e fino all’ultimo spicciolo le entrate e le uscite, le spese del Comitato e quelle dell’Amministrazione pubblica. Un fatto imprescindibile, non solo perché stabilito da un regolamento puntualmente disatteso.

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