“L’ossigeno è il salvavita, non solo per chi ha contratto il coronavirus, ma soprattutto per chi come me senza non può vivere”. Torniamo a parlare della carenza di ossigeno in Puglia, nella quinta puntata dell’inchiesta del Quotidiano Italiano.

Dopo la testimonianza di Angela e Peppino che hanno raccontato la storia del loro figlio e della farmacista foggiana, adesso parla il professore d’Elia, residente a Molfetta, che da circa 6 anni vive attaccato alla bombola d’ossigeno.

“La paura più grande, in questo periodo di emergenza sanitaria, è rimanere senza. Ogni giorno, 24 ore su 24, sono attaccato al macchinario che mi fornisce 2 litri di ossigeno al minuto. Senza – spiega – non riesco nemmeno a fare un passo. Un medicinale fondamentale per riuscire a sopravvivere”.

“Economizzare sulla pelle dei malati è un crimine – sottolinea il professore riguardo la gara d’appalto della Regione Puglia sulla fornitura di ossigeno -. Mi auguro che questo non accada mai. Bisogna, anzi, si deve offrire il miglior servizio senza cercare di risparmiare. La carenza di ossigeno è un dato di fatto e il costante aumento della richiesta deve essere quanto prima soddisfatto per tutti, sia per chi ha patologie come le mie, ma anche per chi ha contratto il covid”.

“Ogni settimana chiamo affinché mi venga sostituita la bombola. Se mai un giorno mi dovessero dire che non c’è disponibilità – conclude il professore – di certo dovrei essere trasportato d’urgenza in ospedale. La paura di rimanere senza ossigeno è tanta”.

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