Dopo l’incursione delle Iene e il blitz dei Carabinieri nel negozio Max Cina a Modugno, adesso anche la Cisal chiede un’ispezione e accertamento sulla condizione dei lavoratori, pagati 2.50 euro l’ora e costretti a turni massacranti.

“La situazione dei dipendenti di Max Cina è nota da tempo – scrive la sigla sindacale -. Ai lavoratori viene negata la giusta retribuzione spettante sulla base delle effettive ore di lavoro svolto, sono imposti turni di lavoro massacranti con ore di lavoro straordinario e notturno non retribuite, non viene retribuito il lavoro festivo svolto e viene parzialmente omesso il versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali”.

“Si tratta di esercizi commerciali gestiti da cittadini di nazionalità cinese, che, confidando anche sullo stato di bisogno di tanti disoccupati, conseguono notevoli profitti, lucrando sulla pelle dei dipendenti. A fronte di tutto questo – continuano – chiediamo all’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Bari una visita ispettiva presso Max Cina, al fine di accertare le condotte illecite, ordinandone l’immediata cessazione e con applicazione delle più severe sanzioni di legge”.

“Una richiesta non solo a tutela dei diritti dei lavoratori di Max Cina, ma anche a tutela di tutti gli altri dipendenti degli altri esercizi commerciali, che purtroppo subiscono tutti i giorni indirettamente gli effetti negativi di un’imprenditorialità senza scrupoli e senza regole. Infatti – sottolineano – non è un mistero che tanti grossisti della zona sono stati costretti a cessare ogni attività, licenziando tutti i loro dipendenti, proprio perché schiacciati dalla concorrenza sleale di chi con comportamenti illeciti riesce a minimizzare il costo del lavoro dipendente. Ed il depauperamento del tessuto economico è sotto gli occhi di tutti”.

“Confidiamo, pertanto, in un immediato intervento, non solo dell’Ispettorato del Lavoro, ma anche dei rappresentanti politici ed amministrativi destinatari – conclude la Cisal – alla cui nota sensibilità, morale e giuridica, non sfuggirà di certo la gravità della situazione”.

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