A luglio del 2018 eravamo stati nel negozio Max Cina di Modugno, lo avevamo fatto dopo esserne andati a visitare un altro. Con la proprietaria del primo punto vendita, a Palo del Colle, era andata a finire male: dopo aver denunciato le condizioni inopportune dei lavoratori, ci aveva letteralmente strappato la maglietta.

Johnny, invece, il titolare del punto vendita sulla statale 96 aveva aperto la sua porta tranquillamente. Si era fatto intervistare, senza che nessuno degli operai, si facesse avanti per segnalare una condizione di schiavitù.

Nell’ultima puntata delle Iene, abbiamo visto l’altra prospettiva della faccenda. Qualcuno ha trovato il coraggio di denunciare la paga oraria miserrima di 2.50 euro ad ora, presa in parte a nero (come si vede nelle immagini girate con la telecamera nascosta).

Di casi analoghi ne abbiamo denunciati tanti. Cinesi e tanti italiani hanno lo stesso modus operandi al motto: “Lo fanno tutti”. La fame e sete di giustizia collima spesso con la mancanza di lavoro decente, che gente alla canna del gas si tiene stretto per evitare di perdere anche quei due euro.

Ci vorrebbe onestà da un lato, magari con la consapevolezza di abbassare le aspettative se non si possono trattare con dignità i lavoratori. Da parte di questi ultimi, invece, sarebbe auspicabile un moto di orgoglio. Seppure nessuno, morali a parte, può permettersi di giudicare l’assenza di coraggio di quanti vivono con il terrore di una bolletta, un mutuo o il terrore della disoccupazione.

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