Assolti per infondatezza della notitia criminis. Il gip del Tribunale di Bari, Giovanni Abbattista, ha archiviato la denuncia querela fatta da Francesco Rocca, all’epoca dei fatti candidato alla rielezione di presidente della Croce Rossa Italia, oggi presidente dello stravolto ente, anche a livello internazionale. L’11 novembre del 2015 avevamo scritto che Francesco Rocca è un ex spacciatore di eroina.

Secondo l’allora presidente uscente del più grande ente umanitario mondiale, che ci ha querelato il 10 febbraio del 2016, la nostra era solo “l’ultima e più grave manifestazione di una campagna di stampa tesa a screditare l’attività gestionale del presidente”. Il Gip ha sentenziato che quanto da noi scritto non era un accanimento personale nei confronti di Francesco Rocca e che l’articolo rispettava “la verità della notizia, il suo interesse pubblico e la continenza formale”.

L’aver dato dello “spacciatore” e “criminale” a Francesco Rocca, è stato determinato da quanto letto sugli atti di condanna ricevuti in seguito a quel fatto di cronaca nera di cui l’avvocato è stato ritenuto colpevole fino all’ultimo grado di giudizio. Il giudice ha potuto affermare “con assoluta certezza che che l’articolo richiama una vicenda giudizialmente accertata”. Ma c’è di più. Lo stesso Rocca non lamentava la falsità della notizia, “che anzi riportava con estrema precisione e dovizia di dettagli, ma le modalità, ritenute denigratorie con cui la stessa era riportata”.

Il giudice, inoltre, riconosce come non trascuravamo “di evidenziare anche il percorso riabilitativo del Rocca, indicando stralci di sentenze del Tribunale del Riesame”, in cui si stabiliva il concreto ravvedimento del 19enne Francesco Rocca. Un altro punto fermo, ribadito dal nostro legale, l’avvocato Nicola Quaranta del Foro di Bari, è l’assenza di astio personale nei confronti dell’uomo, ma la propensione alla ricerca della verità.

“Appare innegabile – dice ancora il giudice – l’interesse pubblico della collettività e certamente non solo degli addetti ai lavori, a conoscere le vicende giudiziarie che interessano i vertici nazionali di una associazione di interesse pubblico quale la Croce Rossa Italiana, specie correlate all’attività di gestione della stessa da parte del commissario uscente e candidato alla rielezione”. Non ci siamo lasciati andare, insomma. “Le espressioni utilizzate dal giornalista – si legge nel dispositivo – ed il complessivo contesto emergente dall’articolo in parola risultano pertinenti all’argomento trattato e prive di astiosità alcuna ovvero di modalità espressive sgarbate e trasmodate … da ledere l’altrui dignità morale e professionale”.

Rocca, come un qualsiasi altro personaggio pubblico, viene rilevato “è soggetto a valutazioni e critiche da parte dell’opinione pubblica”. Il presidente aveva fatto opposizione alla richiesta di archiviazione del Pubblico ministero, ritenendo fosse necessario ascoltare la sua addetta stampa, Laura Bastianetto, a suo dire in grado di illustrare i danni di immagine che la nostra inchiesta poteva aver provocato. “Nulla potrebbe aggiungere – spiega il giudice – a parte valutazioni di carattere assolutamente soggettivo agli esaustivi elementi, per lo più documentali, già acquisiti nel corso delle indagini preliminari”. 

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