A chi racconta questo genere di storie può capitare di andare oltre la narrazione. Siamo entrati nella vita di Lello e Angela poco più di due anni fa, pur non riuscendo mai a entrare fisicamente all’interno della casa in via Don Bosco.

Due settimane fa, desiderosi di sapere come stessero Lello e Angela, siamo riusciti a varcare la maledetta soglia. È stata la svolta. Le autorità, sotto la spinta dell’amministratore di sostegno di Angela, nominato in estate, hanno fatto ciò che senza alibi si sarebbe dovuto fare prima.

Il percorso di recupero dei due fratelli sarebbe stato certamente meno complicato di quello che gli spetta. Non ci siamo mai voluti sostituire a nessuno, men che meno ci siamo permessi di giudicare l’operato di chi ha “preso in carico” – così si dice – le sorti di Lello e Angela, ma le loro condizioni erano letteralmente bestiali e non si poteva più continuare a tollerare un simile abominio.

Prima siamo entrati in casa, poi inevitabilmente nelle loro vite fragili. Allo stesso modo anche Lello e Angela sono entrati nella vita di ciascuno di noi, andando a risvegliare sensi di colpa e paura. I due fratelli hanno dimostrato in più occasioni di apprezzare una insolita vicinanza. Ieri, durante le complesse operazioni di bonifica, c’è stato il crollo emotivo.

Lacrime di gioia, perché finalmente, qualunque cosa succeda da qui in poi, Lello e Angela sono fuori da quella discarica. Abbiamo parlato a lungo con i due fratelli. Sappiamo quanto tengano alle fotografie che hanno rischiato di finire al macero come il resto di ciò che stava nell’appartamento. Per questo ci siamo impegnati per metterle in salvo, in attesa del momento giusto per restituirgliele. La storia è solo all’inizio. Nessun finale è escluso. Ci vorrà tempo e pazienza.

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