Cinquanta studiosi di religioni, tra i più noti al mondo, hanno firmato una dichiarazione che chiede la fine immediata della persecuzione dei Testimoni di Geova in Russia, dove i fedeli sono regolarmente arrestati e condannati a pene detentive, e le loro attività di culto sono proibite. Tra questi c’è anche Francesco Alicino, Prorettore della Lum, che si è concesso ai nostri microfoni.

La dichiarazione è stata presentata lo scorso 3 settembre in occasione di una conferenza online organizzata a Vilnius, in Lituania, sul fenomeno internazionale dell’opposizione ai Testimoni di Geova.

I 13 relatori collegati in videoconferenza dai propri Paesi sono stati i primi a firmare il documento, a loro si sono poi aggiunti altri colleghi di tutto il mondo, tra cui esperti della stessa Russia e della Cina.

“Sembra che i Testimoni di Geova siano puniti in Russia a causa della loro crescita, che è sgradita alla potente Chiesa ortodossa russa, ha spiegato il sociologo italiano Massimo Introvigne, co-redattore della dichiarazione.

“Il governo e la Chiesa ortodossa russa possono non gradire il proselitismo ma la libertà di professare la propria fede e presentarla ad altri è parte integrante della libertà di religione ai sensi dell’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani, che anche la Russia ha sottoscritto”, ha aggiunto Alessandro Amicarelli, avvocato a Londra specializzato in diritti umani e presidente della Federazione europea per la libertà di credo (Fob) oltre che co-estensore della dichiarazione.

I cinquanta studiosi hanno esortato “il presidente Putin e la sua amministrazione a intraprendere azioni per porre fine alla persecuzione sistematica e insensata dei Testimoni di Geova, una comunità di cittadini pacifici e rispettosi della legge che chiedono solo di praticare la loro fede in pace”.

Intanto il Tribunale Distrettuale della Repubblica di Cabardino-Balcaria ha dichiarato non colpevole Yuriy Zalipayev e lo ha prosciolto da tutte le accuse. Zalipayev è il primo Testimone di Geova a essere stato assolto dopo la sentenza della Corte Suprema Russa del 2017, che ha proscritto le attività dei Testimoni di Geova in tutta la Federazione.

A renderlo noto è la Congregazione dei Testimoni di Geova. Nel corso delle udienze, più di 30 persone avevano testimoniato che le presunte attività “estremiste” del Zalipayev erano in effetti di beneficio per la collettività: come tutti i testimoni di Geova, Zalipayev aveva infatti incoraggiato a leggere la Bibbia e a trattare gli altri con rispetto e gentilezza.

La sentenza di assoluzione emessa dal tribunale è anche basata sulle conclusioni a cui è giunto di recente il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, che ha affermato che i Testimoni di Geova non possono essere definiti “estremisti”, né praticano o promuovono alcuna forma di violenza.

“Ammiriamo il coraggio del giudice Elena Kudryavtseva che, nonostante il diffuso clima di intolleranza presente nella Federazione, ha emesso una sentenza imparziale in armonia con le raccomandazioni degli organismi internazionali – ha spiegato Christian Di Blasio, portavoce dei Testimoni di Geova -. Ci auguriamo che questa decisione stabilisca un precedente e dia il coraggio anche ad altri giudici di riconoscere che i Testimoni di Geova sono cristiani pacifici e cittadini responsabili”.

Ad oggi in Russia e Crimea sono 388 i Testimoni indagati, 45 quelli imprigionati, 26 quelli agli arresti domiciliari. Alcuni Testimoni sono stati sottoposti a torture dalle forze dell’ordine. Dalla sentenza della Corte Suprema del 2017 sono state perquisite 1145 case di Testimoni di Geova nella Federazione.

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