Coronavirus, il giorno nero del 118 Barese. L’eroismo sta cominciando a lasciare spazio alla paura. Il clima è teso e pare che nessuno abbia fino in fondo a cuore le sorti degli operatori dell’emergenza-urgenza. Nelle stanze dei bottoni sono tutti mortificati, ma nelle postazioni non arrivano sufficienti dispositivi di sicurezza e quelli che vengono distribuiti da qualche hanno suscitato le ire degli operatori. “I camici per le partorienti in sala parto o i raccogli capelli non sono dispositivi di sicurezza – dicono – e per la verità non lo erano neppure le tute degli imbianchini”.

Senza contare che le nuove disposizioni della Asl Bari prevedono due percorsi diversi, con più punti da interpretare. Provate a immaginare se un medico, un infermiere, un autista e un soccorritore, in una emergenza come questa possano perdere tempo a ragionare se hanno o meno sprecato una mascherina. In sostanza, a casa del paziente sospetto deve andare tutto bardato il solo medico o infermiere, dovendo poi stabilire se il resto dell’equipaggio debba mettersi o meno in sicurezza.

Avevamo iniziato la giornata raccontando la denuncia della postazione di Ruvo, ma poi sono arrivate notizie poco rassicuranti da Palo, e da numerose altre postazioni. Fino alla denuncia di un operatore della postazione di Palese. “Che le istituzioni se lo mettano bene in testa, la mia sicurezza e quella della mia squadra (visto che è di mia responsabilità) viene prima di ogni altra cosa”, denuncia su Facebook l’operatore, invitando i colleghi a non muovere i mezzi senza le adeguate dotazioni di sicurezza.

“Basta con questo massacro”, gli fa eco un altro operatore che in giornata ha rifiutato di andare su un intervento. Secondo quanto siamo riusciti a sapere, pare che un medico abbia avuto uno battibecco con l’autista di un’ambulanza che aveva deciso di non mettersi alla guida. In tanti stanno pensando a una clamorosa iniziativa di protesta. “Smettetela di chiamarci eroi – siamo stanchi – siamo solo operatori del 118, questo è il nostro lavoro e pretendiamo rispetto. Non è possibile dover fare economia sui dispositivi di protezione individuali. Non sono bastate le offese di chi ci ha accusato di aver rubato guanti, mascherine e tute dalle postazioni. Non vogliamo fare i ragionieri e mettere in pericolo la vita dei pazienti e la nostra”.

Il timore generale è quello che ci si possa contagiare, generando di conseguenza il caos dei trasporti dei pazienti sospetti o positivi negli ospedali, annch’essi ormai focolai del coronavirus. Questione già sollevata in più occasioni dal medico del 118 e sindacalista FSI, Francesco Papappicco. Le sua analisi, previsioni evidentemente corrette e consigli finora sono state puntualmente ignorate.

Troppo pochi i tamponi effettuati per comprendere quanti siano effettivamente contagiati. Anche i nudi e puri, quelli che: “Non possiamo fermarci se asintomatici”, stanno iniziando a ricredersi.

 

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