“Siamo rimasti senza dispositivi di protezione individuale e i pochi che abbiamo non sono a norma”. L’ennesima richiesta di aiuto arriva dalla postazione 118 di Ruvo, che solo ieri ha trasportato in ambulanza due casi sospetti di coronavirus. Un paio di giorni fa è arrivata la notizia del primo positivo in paese.

“Abbiamo complessivamente 20 tute – continuano – per di più non idonee al contenimento del possibile contagio, un solo kit completo per ciascun componente della postazione mike e per l’automedica, 5 mascherine e una ventina di paia di guanti”. Lunedì scorso la farmacia di riferimento non sarebbe stata rifornita.

“Abbiamo scritto più volte al Coordinamento e chiesto a voce di rifornirci – aggiungono – ma ci siamo sentiti rispondere che dobbiamo accontentarci di ciò che abbiamo e che le tute sono quelle”. Per il momento, però, pare non esistano disposizioni scritte sull’utilizzo di quelle tute, contestate formalmente anche dal presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche, Saverio Andreula.

Tutto è lasciato al senso di responsabilità degli equipaggi, sempre più preoccupati di questo modo di lavorare e del fatto che, come chiunque altro, dopo un delicato turno di lavoro medici, infermieri, autisti e soccorritori tornano a casa dai propri familiari.

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