Il 27 febbraio scorso siamo stati a casa di Anna, Pino e delle loro tre figlie. Qualche tempo dopo eravamo tornati a Barivecchia, in strada Zeuli, in occasione del primo e poi del secondo sfratto esecutivo, con l’obiettivo di documentare la loro drammatica storia. Mai avremmo immaginato che le cose potessero andare così come sono andate.

Dall’ultima volta che abbiamo visto la famiglia, Graziana, figlia disabile al cento per cento, è stata ricoverata altre quattro volte, in un caso rischiando di morire. L’appartamento è stato invaso dai parassiti, si sente scoppiettare nelle prese elettriche, la televisione è esplosa, i muri sono fradici, l’aria è diventata irrespirabile.

Ciò che più ci ha lasciato senza parole, però, è il doppio tentato suicidio di Anna. La mamma, ormai esausta e depressa, ci racconta in lacrime quegli attimi drammatici, quando la nipote è corsa dalla cognata della donna per riferire che aveva lasciato il gas aperto per far esplodere il tugurio in cui vivono.

Circa un mese e mezzo fa, ad Anna e Pino sarebbe stato fatto vedere l’atto di assegnazione di una casa in emergenza abitativa. La luce fuori dal tunnel, la fuga dall’umidità. Un appartamento a Barivecchia, non molto distante da dove sono ora. Il giorno della consegna, però, invece di ricevere le chiavi della casa, ad Anna è stato chiesto di avere pazienza. Problemi burocratici.

La famiglia era tornata all’attacco delle istituzioni anche in occasione del G7. La solita rassicurazione: “Un paio di giorni”. Il tempo passa inesorabile e il 25 giugno lo sfratto esecutivo non ammetterà altre proroghe. “L’assessore Brandi ha preso a cuore la nostra vicenda – spiega Anna provata – ma la nostra situazione non si riesce ancora a sbloccare. Ho paura, ormai non ci resta molto tempo”.

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