Quando arriviamo al civico 116, in via dei Mille, una giovane mamma e suo figlio di sei mesi stanno traslocando a casa dei genitori, mentre un’anziana di 81 anni continua a sventolarci in faccia le bollette pagate in quattro anni e mezzo. Decine di famiglie sono da cinque giorni senz’acqua. Colpa di un’eccessiva morsità e, a quanto pare, della manomissione di due contatori.

All’angolo della strada una donna continua a dirci di non voler essere ripresa. Scopriamo che non si tratta di pudore: i suoi 1.700 euro di mancati pagamenti, insieme a quelle di altri morosi, hanno finito col penalizzare buona parte dei residenti. Una tragedia. Bisogna procurarsi l’acqua delle fontane, sempre che lo si possa fare personalmente o ci sia un parente libero.

In quel girone dantesco c’è anche chi è solo, come la nonna di 90 anni con problemi d’asma e cardiaci. A sentire gli inquilini, quelli che abitano gli immobili di proprietà dell’Arca Puglia, nessuno li ha avvertiti che sarebbero finiti a secco, pur essendo consci dell’arretrato. “L’avvocato del codominio – tuona una donna – mi ha detto che è fuori e che avremmo fatto bene a rivolgerci a un avvocato”.

La situazione è particolarmente controversa, ma quello di avere l’acqua, bene prezioso e primario, non dovrebbe essere un diritto negato a chi ha regolarmente pagato. Questo dice chi sente di essere stato penalizzato. Il periodo festivo complica tutto. Per ora al civico 116 di via dei Mille, tante famiglie continuano a riempire taniche e bottiglie. “Sono tonata indietro, ai tempi della seconda guerra mondiale, a quando avevo 5 anni”, tuona la signora mentre aspetta il figlio per andare a procacciarsi l’acqua.

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