L’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia del coronavirus ha avuto, e avrà ancora per molto tempo, effetti devastanti in tutti i settori dell’economia. Gli effetti del lockdown e il divieto di spostamenti, l’azzeramento del traffico aereo, la chiusura delle frontiere, hanno ridotto al nulla il fatturato del settore turistico, comprese le guide e gli autonoleggio. A questi, bisogna aggiungere le strutture extralberghiere, che in Puglia sono circa 500, riunite sotto forma di associazione o gruppi online.

Le difficoltà operative, dall’impossibilità di provvedere al personale, all’obbligo di pigioni e altri costi da sostenere, non sono confortate dalla previsione di incassi. Pesante il bilancio dal mese di febbraio sino ad oggi: mesi di fatturati assai importanti nell’intero settore turistico del nostro territorio; alle porte di una Stagione che appare tutt’altro che rosea e verso un epilogo di irrimediabile danno al futuro del turismo in Puglia.

Fra le importanti questioni messe sul tavolo del confronto, le strutture extralberghiere guardano ai canoni di locazioni, che molti gestori continuano a versare nonostante l’inattività. L’attenzione è di fatto sulla categoria catastale di tipo A, che annovera edifici abitativi vari, compresi quelli di interesse storico e alloggi “tipici”, di cui però non c’è alcuna traccia nella bozza del Decreto Rilancio. Decisamente preoccupati, i gestori delle strutture extralberghiere avanzano proposte concrete che vanno dal credito di imposta a misure di tutela perentorie di legalità del loro settore.

Nello specifico, per quanto riguarda il credito di imposta, la richiesta esplicita è che gli immobili ad uso abitativo regolarmente registrati in contratti di locazione a strutture extralberghiere, vengano equiparati agli immobili ad uso non abitativo, menzionati nella bozza di decreto. La richiesta è che ciò che è previsto al momento al comma 7 dell’art. 31 possa valere anche per le abitazioni che, di fatto, per alcuni operatori del settore turistico, sono “i locali della propria attività”. La speranza è che il credito di imposta sia cedibile ai “proprietari” di immobili destinati al turismo con contratti di locazione regolari (antecedenti la data del 31 gennaio 2020, quindi pre-covid) “a fronte di uno sconto di pari ammontare sul canone da versare” (cit. comma 7 art.31 bozza Decreto Rilancio). Al contempo le strutture extralberghiere ricordano di essere totalmente favorevoli a misure che tutelano la legalità e la regolarità del settore (come il CIS Codice identificativo di struttura).

Chiedono dunque alla Regione Puglia un intervento sui canoni di locazione per tutte le strutture ad oggi fornite di CIS (Codice identificativo di struttura), quindi in regola, per non gravare né sui titolari delle strutture, né tanto meno sui proprietari degli appartamenti. L’obiettivo principale è evitare annullamenti dei contratti di affitto che decreterebbero la fine delle attività o comunque svalutazione degli immobili arricchiti nel tempo di produttività e valore. L’appello ovviamente è rivolto anche ai Comuni di Puglia, ai quali si chiede conferma dell’applicazione delle agevolazioni su Tarsu, Tares e Tari.

“Questo gruppo di strutture extralberghiere – riporta il comunicato diffuso – si impegna ad estendere l’appello ai colleghi nel resto del Paese, ricordando che il settore extralberghiero ad oggi vanta un numero di posti letto uguale, se non addirittura superiore, a quello alberghiero”.

Gli attori reali, ossia le Associazioni e Gruppi di strutture extralberghiere, presenti su tutta la Puglia, sono orgogliosi di aver contribuito allo sviluppo destagionalizzato del turismo regionale (4,2 milioni di arrivi: + 4% dal 2018 al 2019); sono altresì demoralizzati dallo scenario attuale e futuro. Forti del loro valore numerico, chiedono la giusta attenzione, auspicando di scongiurare la nefanda ipotesi chiusura delle proprie attività.

Sono dati ufficiali di Regione Puglia, che ha accertato il potente contributo del settore extralberghiero allo sviluppo del turismo regionale: 6,5 miliardi di consumi (euro) che hanno coinvolto trasversalmente ogni altro settori produttivo e creato occupazione.
L’offerta alberghiera conta il 46% del numero di camere ed il 39% dei posti letto.
L’offerta extralberghiera (in case ed appartamenti) conta il 23% di numero di camere ed il 22% di posti letto; innumerevoli e cospicui gli investimenti (spesso privati) tipici dell’extralberghiero, in termini di rivalutazione dei centri storici, rurali e paesaggistici, a tutela della più caratteristica esperienza offerta al turista nel territorio.

Percentuali, dunque, cosi incisive nell’intera offerta ricettiva della regione, senza il cui apporto specifico da parte del compartimento extralberghiero non garantirebbero più la possibilità di ospitare i crescenti flussi turistici.

Ecco le associazioni extralberghiere e le loro rappresentanze che hanno firmato l’appello.
Alberto Nistrio (Associazione Albergatori Polignano, 53 strutture) – Antonella Caroli (Associazione Magica Valle d’Itria, 22 strutture) – Francesca Leone (gruppo B&B Salento, 60 strutture) – Luciano Acquafredda e Agostino Armenise (portavoce di 120 strutture extralberghiere di Bari e Provincia) – Raffaele Bitetti (extralberghiero Lecce, 230 strutture) – Cinzia Capozza (Associazione “2b_in_Fasano”, 18 strutture) – Angelo Michele Renna (associazione B&Bconversano Quality, 40 strutture) – Loredana Campanelli (monopoli, OTM 67 strutture) – Maria Frigulti (monopoli, B&Bassociati, 30 strutture) – Pina Cotroneo (monopoli, Masseria storica Santanna) – Angelo Locapo (taranto, Terra Di Sparta, associazione B&B)

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