Continue provocazioni e risposte fuori luogo nel nome della Cultura barese ormai si sprecano sul terreno dei social network. Dopo aver sbottato dalla sua pagina Facebook, il sindaco di Bari Decaro risponde, senza entrare nel merito, a quanti insistono nel criticarlo per la gestione della cultura barese. Certo, in qualche caso esagerando, con offese che si possono sempre e comunque risparmiare.

Tuttavia, a nostro avviso, la bagarre è forse nata per un probabile malinteso. Il sindaco è convinto che l’aver parlato con sindacati e associazioni di imprese, abbia liberato il nuovo regolamento (per la gestione dei fondi destinati alle attività culturali) dalle inefficienze e opacità contestate, oggi come ieri, dagli stessi soggetti che hanno partecipato alla costruzione di un testo che è stato successivamente stravolto. Ragione per cui si invoca un confronto pubblico, allargato a tutti i soggetti produttivi. Un modo sensato per discutere proposte di modifica e, soprattutto, di un benedetto Piano strategico culturale, senza il quale il regolamento non ha alcun valore. Per definizione un regolamento regola qualcosa. Cosa? Appunto un piano strategico di sviluppo culturale della città di Bari e, magari, dell’area metropolitana: linee guida, progetti a breve e lungo termine, definizione di assi di sviluppo tra cui contemplare anche il turismo che purtroppo ancora in troppi continuano a confondere (più o meno in buona fede) con la stessa cultura.

In ogni caso tutte cose molto concrete che ancora non esistono se non, forse, nel segreto della testa dell’irritabile e a questo punto inefficace assessore al ramo. Ammetto che non avremmo potuto immaginato un seguito così importante all’ultimo editoriale sulla morte di Godot, che poi era una semplice fotografia sullo stato delle cose. Ma è il segnale di come la misura sia colma. Sicuramente è colma quella di chi si sente escluso dal tavolo delle decisioni, pur avendo lanciato l’idea, elaborato la prima bozza, poi stravolta, di quel contestato regolamento.

Ma sembra colma anche la misura del primo cittadino, che si lascia andare con maggiore frequenza, probabilmente all’oscuro di molti dati tecnici che, vista l’assenza del tecnico Maselli, è ancora una volta costretto a mettere becco, in maniera così decisa, nella gestione della cultura barese. Del resto, esautorando i partiti dalla scelta delle persone da mettere a capo dei “dicasteri” cittadini, al sindaco spettano applausi e contestazioni.

Su Facebook i post ai limiti delle offese reciproche e personali si sprecano. Basta scrivere Cultura o Maselli e apriti cielo. Il diritto/dovere di critica deve essere sacrosanto e continueremo ad esercitarlo. A questo punto della storia, però, una via d’uscita c’è ed è nelle mani del sindaco, non più dell’assessore Maselli. La convocazione di un’assemblea pubblica – diversa da quella in cui sarebbe dovuto arrivare Godot – aperta ai cosiddetti soggetti maggiormente rappresentativi, capistruttura ma anche a singoli professionisti, facenti comunque parte del comparto culturale cittadino che, ricordiamolo, è un comparto economico al pari di tanti altri, che occupa decine e decine di persone.

Più volte Decaro ha scritto di essere disposto all’ascolto. Alle volontà da social network, però, finora non è seguito nulla di concreto, nonostante i ripetuti inviti formali e informali. E allora, caro sindaco, più sostanza e meno post, anche perché sono facilmente strumentalizzabili. Al netto dei suoi impegni in agenda, siamo certi che in molti accoglierebbero con grande favore una urgente e necessaria apertura al dialogo e al confronto rispetto ad un ripensamento generale su un tema importante quale certamente è quello della vita culturale cittadina.

A quel punto e solo in quel momento, potrà finalmente recepire suggerimenti, suggestioni, proposte e idee. Le stesse suggestioni, proposte e idee che quei maledetti “troll” hanno già fatto, vanamente, in passato.

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