“Ci hanno chiamato subito dopo la pubblicazione dell’articolo, una cosa incredibile”. La voce di mamma Valentina trasmette tutto l’entusiasmo e lo stupore; pochi minuti dopo aver dato la notizia della loro prigionia in attesa di essere contattati da qualcuno, vista la situazione sanitaria, dalla Asl è arrivata la tanto agognata telefonata.

Per farsi fare un primo tampone, lei e il marito hanno dovuto chiedere aiuto a qualche amico, dopo di che più niente, ma soprattutto, senza esame erano rimasti il figlio 16enne, quasi certamente positivo dati i sintomi, e la figlia 20enne, asintomatica e per questo barricatasi in camera, lontana da tutti per proteggersi. Questo fino ad oggi.

Sì, perché questa mattina il personale sanitario si è presentato a casa loro: “Sono arrivati in tre con un’ambulanza della Asl, da noi è entrata una sola persona, bardata con la tuta e le protezioni necessarie, ha fatto il tampone a tutti e quattro, entro un paio di giorni dovremmo avere l’esito”.

“Devo riconoscere che ci stanno chiamando spesso per essere aggiornati sulla nostra condizione – ha sottolineato Valentina – ieri sono stata malissimo, pur avendo la saturazione a valori accettabili respiravo con molta fatica, siamo stati sul punto di telefonare al 118 per farmi ricoverare, alla fine per fortuna non è stato necessario, però ripeto, ci stanno seguendo, chiamano per sapere come stiamo e se abbiamo bisogno di qualcosa”.

“Dalla Asl hanno tentato di contattare il nostro medico di base – ha aggiunto – ma senza riuscirci, non riescono a capire come mai, con la nostra situazione, non ha ritenuto di voler attivare le Usca per farci venire a visitare, scelta che a loro è apparsa singolare e al contrario necessaria. Ora aspettiamo di sapere l’esito del tampone, ma ce ne hanno già fissato un altro tra 10 giorni”.

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