Come per il re nudo, qualche voce isolata sta cominciando a ribadire quello che abbiamo umilmente riportato nei nostri precedenti incontri. Non solo il debito pubblico italiano non sarà mai estinto, ma neppure quello degli altri paesi del mondo occidentale. Ovvero quello dei paesi dell’area del dollaro. Ricordiamo per sommi capi come si è arrivati a questo stato di fatto.

Per motivi che abbiamo cercato di semplificare nei nostri precedenti incontri, abbiamo avuto prima con Nixon la non convertibilità del dollaro e poi la cosiddetta “liberalizzazione” del mercato finanziario con Clinton. Con quest’ultimo, veniva quindi abbandonata la separazione delle Banche di investimento dalle banche di credito ordinario. Separazione adottata per superare la crisi del ’29, situazione replicata anche in Italia qualche anno dopo.

Successivamente tutto il sistema finanziario, in assenza totale di dibattito parlamentare, ha ”liberalizzato” il mercato finanziario. Con un semplice scambio di letterine, pare 2, è stato realizzato il divorzio tra il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia. Da quel momento il sistema bancario ha potuto emettere titoli speculativi derivati ed altri prodotti finanziari  a proprio piacimento. L’ hanno chiamata liberalizzazione.

Finalmente siamo diventati tutti liberi di emettere i titoli che vogliono. Anche la casalinga di Voghera ha potuto emettere titoli finanziari, lasciando al libero mercato la valutazione finanziaria e  la determinazione della convenienza speculativa. A lungo andare il “Mercato” farà giustizia della bontà o meno delle iniziative finanziarie, ma Keynes diceva che a tempi lunghi potremmo essere tutti morti.

Per cui stampa pure tutta la carta rappresentativa di valore che vuoi, ci sarà il mercato con la sua saggezza a selezionarla. Nessuno ha avvertito la casalinga di Voghera che i titoli comprati dalla banca, alla quale aveva affidato i suoi risparmi, erano in realtà raffinate operazioni speculative finanziate proprio da quella parsimonia. Il sistema finanziario applicava a lei la formula di Ettore Petrolini: “I soldi, quelli veri, bisogna prenderli ai poveri, ne hanno pochi ma sono molti”.

Con le risorse vere sottratte ai morti di fame, il sistema finanziario ha maturato un’altra filosofia di gestione: “Perché investire in attività industriali quando è possibile lucrare molto di più ed in tempi brevissimi con  speculazioni finanziarie?”. Infine perché fare veramente la banca quando puoi favorire gli amici che ti saranno grati personalmente? E’ molto più conveniente favorire chi ti restituirà il favore che fare seriamente la banca.

Abbiamo così avuto un sistema bancario che giocava ai 4 cantoni. I consiglieri di amministrazione e i collegi sindacali erano sempre le stesse persone. Come nel gioco d’altri tempi, si scambiavano i ruoli ma i protagonisti erano sempre gli stessi. Molti amministratori con la loro fedina penale non sarebbero stati assunti neppure come portieri, ma come amministratori si! Andavano benissimo.

Ma anche le Banche Centrali e la BCE, invece di controllare e monitorare il fenomeno, si sono unite alla ubriacatura speculativa non appena diventate enti privati. Prima di questa opera di trasformazione, lo Stato emetteva titoli di debito pubblico (Bot, CCT) che venivano acquistati dal sistema bancario o dai cittadini. I titoli che non erano appetibili per il sistema privato finanziario venivano acquistati dalla Banca d’Italia, che faceva da calmiere.

Non era il paradiso finanziario, abbiamo avuto periodi di inflazione a due cifre per eccesso di carta moneta emessa, ma lo Stato Italiano non era indebitato con entità private straniere, solo con i cittadini italiani. Ed avevamo una incidenza del debito pubblico sul PIL intorno al 60%. Oggi invece è del 130%. Spero che venga recepita la drammatica differenza. Da essere indebitati con noi stessi, ora siamo indebitati con entità straniere.   

L’accumulo degli interessi maturati ha portato a queste cifre ed ad una quantità di debito che non sarà mai estinto e che continua ad alimentarsi con formule continue di sopravvivenza finanziaria. Come l’usuraio che concede altri prestiti al suo creditore per dargli la possibilità di sopravvivere e continuare a pagare.

Come se ne uscirà? Secondo William White presidente della Commissione OCSE per l’analisi e lo sviluppo: “I debiti che non possono essere onorati, non lo saranno”. Banale, ma vero. In assenza di consapevolezza della nostra classe politica la situazione diventa drammatica ma non seria né seriamente affrontata. Si potrebbero avviare politiche di ristrutturazione del debito, creazione di alternative monetarie, simulazioni finanziarie. E’ già avvenuto nella storia economica.

Oppure non si farà niente aspettando che magari sia la guerra a cancellare le carte contabili. Abbiamo una classe politica che concepisce la guerra con le modalità dei conflitti precedenti e si muove come nell’Ottocento con l’idea di guerre circoscritte nei territori e di guerre che si risolvono in tempi brevissimi. I rappresentanti politici hanno dimenticano da quanto tempo abbiamo la guerra in Libia, in Iran ed in Siria ed in Afganistan. Non scontri tra eserciti, ma bombardamenti alle popolazioni. Ma a fin di bene per portare la democrazia. Chi decide qual è il livello di democrazia? Gli stessi che bombardano.

Tutte guerre nate per essere circoscritte. Tutte guerre che si dovevano concludere in tempi brevissimi. Vado, bombardo e torno. La stessa filosofia, applicata al sistema speculativo finanziario per ottenere risultanze in tempi brevi, è applicata ai conflitti militari. Tanto chi promuove le guerre non è mai chi le subisce. Non possiamo neanche sperare in una informazione decente.

Basta assistere al comportamento dell’informazione sugli ultimi accadimenti della Siria. Tutti a mettere la manina sulla faccia allineati e coperti ad una sola unica versione degli accadimenti. Senza dubbi ne incertezze. Chi sa perché chi ha queste certezze di solito coincide con chi è ben pagato. Beati loro e poveri noi.

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