Da qualche tempo seguiamo la storia di Gabriele, un bimbo disabile di 5 anni. Vittima totale della burocrazia, che non gli riconosce quanto gli spetterebbe per la sua invalidità, ma neppure gli assicura il minimo diritto allo studio: una insegnante di sostegno. Per ora, dopo il nostro intervento e quello dei carabinieri, chiamati dai suoi genitori, a Gabriele è stata affidata un’assistente, una specie di cane da guardia. I suoi genitori, provando a farsi carico delle emozioni del figlio, hanno scritto questo commovente appello. Poche, ma significative parole nell’era in cui sembra tutto più importante delle pari opportunità di chi è diverso.

L’APPELLO DI GABRIELECiao, sono Gabriele, ho 5 anni ed ho chiesto al mio papà ed alla mia mamma di lanciare questo appello per me. Sono un bimbo diversamente abile (così ci chiamano), non stupido. La vita mi ha già privato di tante cose. Mi ha privato della capacità di linguaggio per potermi fare capire dagli altri; mi ha privato dei giochi che tutti i miei coetanei fanno; mi ha privato della capacità di capire cos’è sbagliato e cosa non lo è. Ci ha già pensato la vita a privarmi di tutto questo, ma che mi venga negato anche il diritto allo studio, all’istruzione, questo proprio no.

Io voglio andare all’asilo, stare con i miei compagni ed imparare le stesse cose che vengono insegnate a loro. Purtroppo, però, non ho ancora la maestra di sostegno. Il mio papà e la mia mamma stanno combattendo dal primo giorno di scuola affinché io possa avere tutto ciò di cui ho bisogno e per questo li ringrazio. Vi chiedo di aiutarli, lo chiedo a chiunque abbia voce in capitolo perché vedo che da soli non riescono a farsi ascoltare. Sembra che siamo invisibili. Non sono l’unico con lo stesso problema.

L’anno prossimo dovrei frequentare la prima elementare, ma ancora non so colorare, scrivere e comunicare ed è per questo che ho tanto bisogno della mia maestra, non di un’assistente che mi faccia la guardia o mi accompagni in bagno. Una maestra che mi aiuti anche a socializzare con gli altri bambini. Per i miei genitori sono un eroe. Mi dicono sempre che ho cambiato loro la vita, che addirittura gliel’ho migliorata e quindi adesso loro cercano di migliorare la mia. Per farlo hanno bisogno di tutto l’aiuto possibile e sono sicuro che tutti voi, insieme al mio papà e alla mia mamma potete fare qualcosa per tirarmi fuori dalla solitudine in cui mi sento imprigionato. Un saluto affettuoso a tutti gli eroi come me e un grazie a tutti coloro che condivideranno questo mio appello. 

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