L’ultimo a ruggire, sulla sua pagina Facebook, è stato l’assessore all’Ambiente Pietro Petruzzelli. La risposta della “capa del gambero” malamente differenziata da quegli sciagurati dei consiglieri di centrodestra nel ristorante senza nome per evitare la pubblicità gratuita di quegli altri di centrosinistra. A loro volta, Melchiorre, Melini, Picaro e Romito, prendevano alla coglionella lo stesso assessore e il presidente dell’Amiu, Gianfranco Grandaliano, che poche ore prima erano andati a fare i camerieri in un ristorante per spiegare ai ristoratori e non solo a loro come fare la raccolta differenziata.

Compreso che la testa del gambero, l’occhio del polpo e dell’allievo (per chi non li mangia), l’avanzo di cozze, noci bianche, musci e taratuffi finiscono nel bidone dell’umido, cosa resta ai baresi? Qualche risata e un po’ di prezzemolo tra i denti per la reciproca coglionella, fermo restando il dubbio del limone sul gambero crudo come la storia della zucchina sì o zucchina no dentro al mito della tiedda di patate riso e cozze. Ai baresi resta davvero pochissimo: una politica che gioca reciprocamente a sottolineare l’errore altrui ma, soprattutto, una città sporca. Barivecchia, per citare solo l’ultimo caso, è una latrina se solo abbassi lo sguardo dal campanile, i rifiuti sono buttati ovunque e per quanti proclami, ordinanze e minacce alla municipalizzata si facciano, cambia davvero poco senza una reale politica educativa. Sì, perché #bariperbene è un’altra cosa.

Chissà che avrà pensato l’assessore alle Culture degli altri Silvio Maselli, quello che non guarda al tombino di casa sua, ma al mondo da portare a Bari per la crescita culturale dei “nostri bambini”. La prossima volta, caro mio assessore Petruzzelli e consiglieri di centrodestra, sempre pronti con il telefonino, fate esempi cosmopoliti. Raccontate come si differenzia l’ossobuco alla milanese. A quel punto sì, che saremo una città migliore e i vostri videoselfie saranno visti anche fuori dai quartieri Madonnella e Carrassi.

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