Pistole d’oro alla Regione Puglia, ovvero lo strano caso del dirigente in servizio all’Economato e nominato commissario liquidatore dell’EIPLI, Ente per lo sviluppo dell’Irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia, di cui onestamente ignoravamo l’esistenza fino a quanto il segretario della CSA di Foggia, Felice Scopece, ha presentato una denuncia circostanziata alle Procure di Capitanata e di Bari.

Dipendente a tempo indeterminato da gennaio 2010, Antonio Lerario ha ricevuto l’incarico di commissario dell’EIPLI il 13 agosto 2015 e per conto dell’Ente, scrive Scopece, ha svolto attività amministrativa ai sensi dei decreti n.178 del 19/4//2016 e 8/6/2016. Lo dice la Legge dunque. A tre anni dalla sua nomina di liquidatore, l’EIPLI è vivo e lotta insieme a noi, tanto è vero che 5 ottobre scorso a Lerario è succeduto Antonio Altomonte. Durante questo lasso di tempo, il commissario ha continuato a svolgere il suo lavoro all’Economato, come dimostrano atti e delibere ufficiali. Peccato che le due posizioni sarebbero incompatibili, e nelle 5 pagine di denuncia inviate alle Procure, Scopece riporta pedissequamente tutti i riferimenti normativi specifici.

Già accusato di atti vessatori nei confronti del sindacalista Carlo Cirasola, secondo un’altra denuncia sempre di Felice Scopece, sull’operato di Lerario pesa l’ombra di “condotte illecite finalizzate all’abuso di ufficio”, scrive il segretario dalla CSA.

“Nel 2013 con regolare gara pubblica – si legge nell’esposto – è stata assegnato l’appalto per la vigilanza privata all’IVRI con un contratto triennale per un totale di 1.800.000 euro (600.000 euro anno). Nel 2016 (senza bandire gara) è stata effettuata proroga (prevista dalle normative per un solo anno) nelle more di bandire entro l’anno nuova gara d’appalto, per un importo ANNUALE di 900.000 euro (di gran lunga superiore all’incremento di 1/5 previsto dalle normative sempre nelle more) scaduta il 30/11/2017”.

“L’1/12/2017 è stata effettuata ulteriore proroga non prevista con scadenza 30/11/2018 per un importo di ben 1.380.000 euro annuo (pare giustificato da incrementate esigenze di sicurezza derivanti dai cambiamenti logistici e funzionali della regione”, aggiunge ancora.

In tutto questo, sostiene Scopece nella sua denuncia: “La società IVRI spa è diventata un contenitore strutturato per introdurre nel mondo del lavoro figli e parenti”. Seguono nomi, cognomi e parentele. Le due Procure sono avvisate. Dal canto nostro restiamo a disposizione di chiunque volesse precisare e chiarire.

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