“Vattene con la telecamera da qua, è meglio per te”. La minaccia è clamorosa, non per il contenuto, seppure evidente, ma per il posto in cui è stata fatta: sul marciapiede fuori dal bar “Al Castello” mentre sfilavano autorità, sindaci e diverse centinaia di persone con la candela accesa in mano.

Sembra che nessun appello possa fare breccia nel cuore e nella testa di chi non comprende che delinquere può portarti solo in una bara o in carcere. Non c’è carriera gloriosa per i criminali. Solo qualche ora prima, intorno alle 11, fuori da un altro bar, quello a due passi dal luogo dell’agguato costato la vita ad Anna Rosa Tarantino, siamo stati cacciati a male parole da chi trascorre gran parte delle sue giornate in quel posto.

Il ritornello è sempre quello: “Vattene da qua con quella cosa, non abbiamo niente da dire”, “Lasciami stare a me”, “Se non te ne vai te la spacco la telecamera”, arrivando persino a negare che quello fosse il luogo dell’omicidio. “Che vuoi? Mica è morta qua la signora”.

Omertà e minacce. È questo il castello in cui si rifugia chi spaccia, estorce, vende armi e ammazza. L’omicidio di Anna Rosa Tarantino è la dimostrazione che farsi i fatti propri non ti risparmia. Chiunque di noi sarebbe potuto essere ammazzato quella mattina, ma nemmeno questo ha ancora convinto chi sa a parlare. Rinnoviamo l’appello affinché si possa dare pace alla signora Tarantino e nuova dignità ad una città in cui le ferite del passato non si sono rimarginate.

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