È finita, la farsa è finita. Vincere col Novara avrebbe voluto dire solo prolungare l’agonia, seppure alla fine la vittoria sarebbe potuta arrivare. Questo bruttissimo Bari senza gambe e senz’anima è stato asfaltato, non dal Novara, ma da se stesso; dall’incapacitá cronica di essere squadra e tirare fuori gli attributi nei momenti decisivi.

Un Bari arrogante e presuntuoso, con un presidente sempre pronto a scaricare su gufi, giornalisti non allineati, errori arbitrali e iatture varie un gioco inconsistente, noioso, privo di idee, con la speranza che Rosina & C. avessero magari in testa cose belle per mettere in piedi la partita perfetta. Follia da mental coach.

Un fallimento totale, altro che champions nel giro di cinque anni, vivai di promesse manco quella del Bari fosse la cantera del Barcellona. Tanti, troppi galli in un pollaio costruito con nastrini e paillettes, crollato sotto il peso del Novara, che di sicuro non è una corazzata, al contrario del Bari, almeno stando ai titoli dei giornali di inizio stagione. In principio pure noi c’eravamo cascati. Un errore dopo l’altro, senza mai un’ammissione di responsabilità.

Era sempre colpa di qualcun altro. Giancaspro non sa ciò che dice, l’inchiesta della Procura è un bluff, la stampa mette pressioni e scrive il falso, la società d’affari per il merchandising del Bari non era ciò che sembrava, chi critica è un doppiofedista indegno di mettere al collo una sciarpa biancorossa. Ma mi faccia il piacere, anzi, il piacere di non nascondersi dietro il presunto conto in banca dell’imprenditore della Malesia, Paparesta dovrebbe farlo ai tifosi, a quelli della nord, pronti a correre in aiuto sempre e comunque, perché tanto in ogni caso era meglio dei momenti peggiori targati Matarrese.

Lo striscione di benvenuto a mister Datò allo stadio e poi all’aeroporto, l’accoglienza in conferenza stampa, i costanti inviti a esserci, le mezze contestazioni, sfociate poi in quel disastroso abbandono della curva a otto minuti dall’inizio del secondo tempo ieri sera. Probabilmente l’idillio s’è rotto. Follia pura. La misteriosa mezz’ora del ribaltone ha avuto il merito di dimostrare che questo Bari non è superiore a nessuno, neppure undici contro dieci. Dal fischio iniziale è mancato lo spirito. Certo, le due sostituzioni al pronti via hanno compromesso la tenuta atletica, già fragilissima, di buona parte dei giocatori.

Sarebbe servita giusto una manciata di umiltà, totalmente assente in quella che si è rivelata la vera stagione fallimentare, tutt’altro che meravigliosa. Il Bari è nudo, con tutti i dubbi che la nuova gestione non ha contribuito a chiarire, nonostante ormai la fase di rodaggio sia finita da un pezzo. Un anno fatto di chiacchierere, promesse e dichiarazioni da terza categoria. Non ultimo, quell’incredibile “Abbiamo fatto la frittata” pronunciato a fine partita da mister Camplone che, numeri alla mano, ha fatto peggio di chi lo ha preceduto, ma rimarrebbe volentieri. Grazie alla pizza, chi non rimarrebbe a godersi il sole e quell a finta arietta da grande calcio (grazie allo stadio e alla tifoseria) che si respira a Bari.

Quella contro il Novara è anche una sconfitta generata da una strategia comunicativa disastrosa e mal gestita, fatta di sorrisi sui social. Disastrosa fin dall’arrivo di chi avrebbe dovuto stravolgere il modo di comunicare di una squadra di serie B, che da serie B si è confermato. A pensarci bene, fare peggio del dopo Saverio De Bellis era davvero molto complicato. Sempre che per fare meglio non si intendesse qualche diretta su Facebook e interviste “esclusive” ai propri giocatori. Sarà servita la lezione? C’è un ritiro da affrontare, c’è una squadra da far diventare squadra e poi un’altra stagione per capirlo. Chissà che nel frattempo non arrivi il bonifico, consegnato a mano, dalla Malesia.

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