Babbo Natale non esiste. Lo sanno tutti, però se lo dici a chi continua a credere che la sera della Viglia di Natale il grassone con la barba si cala dal camino per portarti il regalo che hai sempre desiderato, sei un bastardo. Allo stesso modo, se fai vedere che un uomo finge di essere claudicante, cammina scalzo, china il capo e indossa un cappotto lercio, per accentuare il suo stato di disperazione e impietosire gli automobilisti a un semaforo, sei un “gran bastardo”, “uno scribacchino fascista” assolutamente “non degno di fare il giornalista a meno che “il tuo lavoro non sia quello di pubblicare queste porcate solo per fare visite”.

Non importa se non hai mai detto di evitare di dare soldi a quell’uomo; se non hai mai detto che il mendicante abbia una villa al mare e un mega yacht a Porto Cervo; se non hai mai messo in discussione “la sua vita di merda”. In un mondo in cui le sfumature di grigio sono ammesse solo in letteratura, non puoi che appartenere a due fattispecie di persone. Punto. Quelli convinti che per sentirsi a posto con la coscienza basti dare qualche soldino agli angoli delle strade e poi i “soliti fascisti”. Eppure la vita è tutta una sfumatura.

Non puoi aver solo messo in luce un fatto, risposto a una domanda, per qualcuno legittima, per altri no. Nonostante il libero arbitrio e la possibilità di scegliere ciò che leggere o non leggere, in fondo in fondo siamo tutti un po’ pruriggiosi e quella domanda ce la siamo fatta tutti. Non abbiamo raccontato la storia del maratoneta, è vero, ma solo perché non ci è stato permesso. L’avremmo fatto, è quello che ci riesce meglio.

È un disperato, lo sappiamo, non serve essere “candidati al pulitzer” per capirlo. Ciò che ci consola sono le storie che quotidianamente evidenziamo, le inchieste che produciamo, le domande scomode e le considerazioni amare che facciamo. Al contrario di quanto scrive qualcuno, mettiamo continuamente in difficoltà politici, imprenditori, gente ammanicata a più livelli, persino chi indossa una divisa. Perché no, anche quella del barbone che ci marcia e non poco per toccare il cuore della gente. E i soliti pippotti sul “non fa male a nessun”, “sempre meglio che fare una rapina”, “non infastidisce nessuno” non bastano.

Chi punta il dito, magari, è lo stesso che non adotta un bambino a distanza o non dona un euro per la costruzione di un ospedale in Liberia, perché non sa che fine facciano realmente i propri soldi, “perché c’è sempre qualcuno che se li mangia”.

Chissà quanti degli indignati, dei denigratori di professione, si sono mai fermati a quel semaforo, provando a capire la storia di quell’uomo che finge di claudicare e di essere oltremodo remissivo e rassegnato. È più facile fare finta di niente, convinti di aver comprato un’indulgenza con 20 miseri spiccioli.

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