Angela si sarebbe potuta salvare ci fosse stata la possibilità di operarla all’ospedale San Paolo? Era o non era quella di Angela un’emergenza da affrontare in quel nosocomio, seppure con maggiori rischi? Nessuno può dirlo con esattezza seppure, stando a quello che ci spiegano alcuni medici, un taglio di quel tipo all’arteria femorale è molto complicato da gestire. Pare che per tamponare l’emorragia siano state chieste diverse sacche di sangue e plasma.

A porsi le domande sono molti cittadini del quartiere San Paolo. Uno su tutti è Francesco Ferrante, consigliere di Municipio, ex presidente della Circoscrizione, ma soprattutto imparentato con la giovane mamma morta dopo essere andata a sbattere contro la vetrata del portone d’ingresso del palazzo. L’autopsia ha scongiurato l’ipotesi che la ragazza possa aver subito violenze prima della tragedia. Toccherà agli investigatori, anche grazie alle immagini delle telecamere del circuito di videosorveglianza, stabilire se Angela sia inciampata o se, come insinua qualcuno, possa essere stata spintonata durante una discussione.

La risposta che vogliono gli abitanti del San Paolo, è un’altra: qual è il futuro dell’ospedale? Perché Angela è morta sotto i ferri al Policlinico e non è stata operata direttamente lì? L’ospedale San Paolo è tutt’altro che un polo d’eccellenza, a maggior ragione dopo essere stato privato anche della Chirurgia Toracica. C’è chi ancora stenta ad ammetterlo, ma è così. C’è poco da fare.

Manca la Chirurgia Vascolare – quella che sarebbe servita per intervenire prontamente – e, purtroppo, tutto è stato complicato dal fatto che l’incidente sia accaduto la sera di un giorno prefestivo. Certo, non possono esserci tutti i reparti dappertutto, come una Cardiochirurgia o una Neurochirurgia, ma quantomeno si potrebbe far fronte alle carenze strutturali con le competenze specifiche di un chirurgo generale, ovviamente nei casi di emergenza. Ma questo è un altro e più complesso capitolo della questione più generale sulle sorti dell’ospedale.

Francesco Ferrante si è fatto portavoce dell’accorata richiesta al presidente della Regione Puglia e assessore alla Sanità, Michele Emiliano, che arriva da tanta gente del quartiere. La tragedia di Catino arriva quasi contemporaneamente agli ultimi “positivi” dati sugli ospedali pugliesi. Il quesito è di sistema, non certo occasionale o per scaricare colpe a chi non ne ha, anche perché nessuno può dire cosa sarebbe potuto accadere se Angela fosse stata trasferita da un’ambulanza del 118 direttamente al Policlinico e non da un’auto privata al più vicino pronto soccorso dell’ospedale San Paolo.

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