“Nell’ex campo Rom in via Portoghese è tornato qualcuno”. Chi ci segnala il viavai nell’area degradata, per di più piena di amianto, non ha dubbi. Così torniamo in largo Pacha, nel posto dov’eravamo stati mesi fa con alcuni consiglieri baresi di opposizione e solo il giorno prima per il blitz della Polizia Locale nel vicino mercato. Sono le 10, minuto più minuto meno.

All’ingresso di quell’ammasso di macerie si sente rumore di ferro. Fuori dal cancello di fortuna c’è un camioncino con targa bulgara. Due uomini caricano nel cassone del mezzo vecchia lavatrici, ciò che resta di pc e scaffali. Sono cittadini bulgari. Dicono di abitare in affitto a Japigia, chissà. Iniziamo a fare domane e ci spiegano come quello sia diventato il loro deposito per il ferro vecchio, che raccolgono nei cassonetti o direttamente nelle case o nelle aziende di chi chiede il loro intervento.

C’è una notevole catasta di materiale. In cima una donna lo seleziona per eliminare le impurità. In questo modo si possono ricavare fino a 10, forse 12 centesimi al chilo. Mentre curiosiamo arriva il capo, sembrà il più giovane di tutti. Gli altri tre lo trattano con rispetto, ne sembrano persino intimoriti. Ci prende sottobraccio e ci invita ad uscire da quel letamaio.

Noi continuiamo a fare domande allora l’invito diventa ordine e volano un paio di spintoni. Non è tutto registrato perché non immaginiamo una simile reazione. Non vogliono casini, che qualcuno vada a rovinargli l’attività eseguendo controlli.

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