In tutta Italia, ieri, è scattata la matita-fobia. L’argomento più discusso, sui social e non solo, non è stato più “vince il Sì o vince il No?” ma “Le matite sono cancellabili?”. Come sappiamo tutto è partito da una segnalazione del noto cantante Piero Pelù.

All’appello delle polemiche poteva mancare Bari? Ovviamente no. In una scuola del capoluogo è andato in scena un vivace diverbio tra il presidente di seggio e un avvocato che, sull’onda di quello che stava succedendo nel resto del Paese, ha cercato di ottenere giustizia in prima persona.

“Le vostre matite non sono indelebili. Voglio la prova che non si cancellano”: l’avvocato si sarebbe presentato nella sua sezione armato di gomma e block notes. La situazione sarebbe subito degenerata: operazioni di voto bloccate, il presidente di seggio che minaccia di allontanare l’avvocato e quest’ultimo che rilancia con il più classico dei “Lei non sa chi sono io”.

Inutili le spiegazioni degli operatori: l’uomo ha voluto la prova del nove, costringendo il presidente di seggio alla sostituzione della scheda “per disattenzione del votante”. La dimostrazione ha, ovviamente, evidenziato quello che si sapeva e in foto c’è la scheda usata per prova.

Il grafene delle matite fornite dal Mistero sono composte da una miscela che rilasciano la traccia indelebile solo sulle schede elettorali o sulla saliva. Inoltre quest’ultime sono fatte apposta per evidenziare eventuali segni d’abrasione”. Insomma, in questa domenica referendaria ha vinto il No, ma anche il complottismo.

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