Adorato figlio mio, vedendo questa immagine mi sei venuto in mente e non ho saputo trattenere le lacrime. A un anno e mezzo sei stato felice di restituire il tuo ciuccio adorato a Babbo Natale, ricevendo in cambio qualche regalo.

Penso alla tua infanzia e a quella di tuo fratello, allo sforzo che io e tua madre stiamo facendo per cercare di renderla il più possibile serena. Sappi, però, che tanti bambini devono fare i conti tutti i giorni, in ogni momento, con l’odio di chi non li vuole, senza neppure avere il conforto della mamma e del papà.

Il ciuccio e il salvagente abbandonati sulla spiaggia di Torre Canne, praticamente dietro casa nostra, sono l’emblema di un periodo storico pieno di paure e incertezze. Si confondono gli umani sentimenti con lo status politico. Un bambino non può morire di stenti e freddo su un barcone o peggio ancora inghiottito senza conforto nel mare pieno di vane speranze.

Si discute se sia giusto o meno chiudere i porti, mentre più in generale spalanchiamo i nostri cuori alla barbarie, alla mancata solidarietà e condivisione di quel poco di umanità che ci resta. Figlio mio, non sei responsabile delle mie colpe e allo stesso modo non dovrebbero essere responsabili della vita scelta per loro i bambini che a senza saperlo  attraversano il mare e mentre giocano provano a non morire.

Dicono che la prima fortuna sia la famiglia in cui nasciamo. Beh, quella subito dopo, è senza dubbio l’accoglienza riservataci della nostra terra, non tanto quella d’origine quanto il posto in cui scegliamo o siamo obbligati a mettere le nostre radici. Buon viaggio figli miei. Buon viaggio a te piccolo senza nome, ovunque sia adesso, tra le braccia di qualcuno o in una bara pronto ad affrontare l’ennesima traversata. Il mare ha salvato il tuo ciuccio adorato.

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