Quante chiamate arrivano al giorno alla Centrale operativa del 118? E quante ambulanze vengono inviate? Quanti pazienti restano a casa e quanti vanno in ospedale? Perché è così complicato farsi accettare in un pronto soccorso? È più efficace richiamare o restare in attesa quando si chiama il 118 e l’ambulanza tarda ad arrivare?

Sono alcune delle domane alle quali abbiamo provato a dare risposte trascorrendo del tempo all’interno della Centrale operativa del 118 Barese. Dopo avervi raccontato i disagi degli operatori in trincea ci siamo messi in ascolto delle chiamate d’aiuto e capito qualcosa in più sul lavoro di medici e infermieri che rispondono al nostro bisogno di essere soccorsi. Una cosa è certa: nonostante il periodo difficilissimo, in tanti ancora abusano del 118 e questo rallenta notevolmente i tempi di intervento, seppure quasi mai corrispondano a quelli biblici di cui si ha percezione.

In qualche caso tuttavia si tratta di tempi e standard ben lontani da quelli che dovrebbero essere assicurati dal servizio di emergenza-urgenza. Oggi più che mai nei casi più estremi vuol dire morire. Abbiamo parlato con Gaetano Dipietro, direttore della Centrale operativa, cercando di far comprendere alcune delle dinamiche che muovono le scelte degli operatori e quindi le ambulanze.

Un lungo approfondimento per tentare di spiegare anche i rapporti tra gli equipaggi, i medici di 118 e gli operatori di centrale. Se anche uno solo di voi avrà compreso che non intasare il numero per le emergenze-urgenze è una questione di vita o di morte allora saremo riusciti nel nostro intento. Era il 18 novembre scorso, prima di avere notizie della successiva positività al covid di numerosi tra medici e infermieri in servizio presso la Centrale operativa.

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