L’ambulanza, chiusa e con i lampeggianti accesi, è parcheggiata all’angolo tra via Sparano e via Piccinni. L’equipaggio scende munito dell’attrezzatura necessaria e si dirige a ridosso delle transenne che delimitano la pista della rievocazione del Gran Premio di Bari. Ultima spiaggia dopo avere tentato in ogni modo di raggiungere in codice giallo una paziente con dolore toracico dall’altro lato di corso Vittorio Emanuele.

“Devi volare”, dicono gli addetti alla sicurezza all’autista-soccorritore che domanda come andare a Barivecchia. L’operatore del 118 insiste sotto gli occhi stupefatti dei passanti, ma la risposta di uno degli uomini in divisa è perentoria: “Che cazzo vuoi da me, ci sono i new jersey”.

Il tempo passa e la signora potrebbe avere persino un infarto, senza visita non si può sapere. Alla fine l’equipaggio decide a proprio rischio e pericolo di attraversare il corso mentre sfrecciano i bolidi, arrivando con ritardo rispetto alla chiamata. L’episodio, l’ennesimo, pone ulteriormente l’accento sulla necessità di organizzare ogni tipo di evento in centro o comunque sulla zona del lungomare, in questo caso senza avere la possibilità di una qualsiasi via di fuga. O nel caso ci fosse, sconosciuta persino a chi si occupa dei soccorsi e della sicurezza.

L’infarto è stato solo presunto, diversamente la donna avrebbe potuto avere consguenze letali. E se la paziente sarebbe dovuta essere trasportata in ambulanza? Come sarebbe stato possibile? Per fortuna l’equipaggio aveva avuto la sede della postazione nelle vicinanze della zona della chiamata fino a qualche mese fa ed è quindi riuscito a spiegare la situazione, conoscendo la famiglia da cui era partita la chiamata al 118.

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