Quella che pubblichiamo è una vicenda oltre i limiti dell’indecenza. Ci ha scritto un lettore de Il Quotidiano Italiano per raccontare una storia di cui è stato testimone oculare e “attore non protagonista”. Caterina, 57 anni, è in cura da tre per un tumore molto aggressivo. In seguito all’asportazione di buona parte del fegato, va incontro al laparocele, una complicanza post-operatoria che le procura forti dolori. Per cercare di capire come procedere si sottopone ad alcune visite dagli esiti diversissimi: per un medico deve essere ricoverata, per un altro no. Un bel dilemma. Decide di farsi visitare all’ospedale San Paolo sperando in un parere definitivo, ma qui va incontro alla disavventura che vi raccontiamo.

Il video e la lettera sono opera del nostro lettore, ma una considerazione la vogliamo fare: se questa è la sanità migliore che l’ex Governatore Vendola lascia dopo 10 anni di presidenza, se questo è il sistema che intende portare avanti il direttore della Asl di Bari Vito Montanaro, se questi sono gli ospedali pubblici dove i pugliesi devono curarsi, nonostante l’abnegazione e il sacrificio quotidiano che tanti medici e infermieri mettono nel loro lavoro, allora è meglio scapparsene via di corsa come ha fatto Giovanna dopo il trattamento che le hanno riservato al Policlinico, da noi battezzato Policinico.
Anche morire altrove, almeno, sarà più dignitoso.
Questa la lettera che abbiamo ricevuto:

Caterina, una madre di famiglia di circa 50 anni, tre figli maschi e un tumore maligno da circa 3 anni, in cura prima dal dott. Palmiotti in seguito trasferita al centro sperimentale di Foggia e a Milano, per trovare una cura che possa essere efficace.

Dopo l’intervento Caterina è stata soggetta da ernia post-laparotomica, una grave complicanza post operatoria caratterizzata dalla fuoruscita dei visceri contenuti nella cavità addominale attraverso una breccia della parete formatasi in fase di consolidamento cicatriziale di una ferita laparotomica. Tralasciando la sintassi, un bel problema per una donna che deve affrontare giornate intere combattendo con il tumore e se non ultimo anche il caldo.

Oggi Caterina decide di andare in ospedale al San Paolo per farsi visitare, alle 10.00 per essere precisi. Solo per una visita, sperando nell’attenzione dei dottori o nelle cure di un chirurgo. Prende il numero e aspetta con pazienza, a digiuno (compresa acqua) il suo turno, arrivano le 18 e nessuno la chiama, controllano la registrazione, e sorpresa! Manca, o per meglio dire, la signora/infermiera che era in presidio ha dimenticato di registrarla. Tra le scuse generali e l’imbarazzo per poco non si chiamano i Carabinieri, se non che Caterina perdona e aspetta.

Finalmente, dopo quasi 12 ore, viene chiamata dal pronto soccorso dell’Ospedale, pur tenendo conto di emergenze e casi da codice rosso, sono comunque 10 ore di attesa per una signora con un tumore maligno che la riduce, a fine serata, di una giornata normale allo stremo verso le 21.00, figurarsi a digiuno e seduta, in un luogo vecchio, sporco e soprattutto male organizzato.

Ma ora viene il bello. La passano con noncuranza a radiologia, reparto deserto. No non è una allegoria, era proprio deserto: corridoi vuoti, stanze a completa disposizione del primo pazzo che si vuol divertire a manomettere sistemi e computer, per non parlare di referti e quant’altro. Un solo medico, impegnato con un codice rosso, uno solo alle 22.15. No infermieri, no assistenti. NESSUNO. Dopo circa tre quarti d’ora Caterina viene visitata, riesce a mangiare un tarallo e ad andare in chirurgia, dove l’aspetta un’altra paziente attesa, prima di essere visitata dal dottore.

Detto ciò è inconcepibile che per un errore umano una signora debba attendere 10h per essere chiamata, e non è pensabile che in un reparto alle dieci di sera ci sia solo un medico per un intero reparto! Radiologia-tac. VERGOGNA.

Come sempre, telecamera e microfono sono a disposizione del direttore generale della Asl Vito Montanaro per spiegare l’accaduto.

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