La caposala del reparto di Emofilia del Policlinico di Bari è stata trasferita in direzione sanitaria, tra l’altro senza una necessità impellente dettata dalla pianta organica dell’azienda. L’infermiera era ultimamente sotto pressione perché ritenuta “responsabile” delle indagini condotte da Guardia di Finanza e Carabinieri sui prelievi e altre prestazioni a domicilio fatte in nero e fuori dall’orario di lavoro da alcuni suoi colleghi.

Una prassi che, come sta emergendo dalle indagini, è particolarmente diffusa negli ospedali, non solo al Policlinico e non solo baresi. In attesa degli annunciati provvedimenti da parte delle Asl e della Regione Puglia, che finora hanno tollerato il fatto chiudendo entrambi gli occhi, i pazienti sono nel caos e gli ospedali non accettano provette e consegnano analisi a meno dell’identificazione personale dell’infermiere che ha effettuato il prelievo e di chi materialmente porta in ospedale le provette coi campioni di sangue.

Non sappiamo se la caposala, vicina alla pensione, abbia chiesto il trasferimento o sia stata trasferita d’imperio. Ciò che dalle carte comincia ad emergere è un fatto che, dovesse essere accertato, potrebbe far prendere un’altra piega all’inchiesta. L’infermiera, infatti, in passato avrebbe in più occasioni avvertito del malcostume tanto la direzione sanitaria quanto quella generale del Policlinico.

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