Il flessibile, alimentato da un generatore che inizialmente non vuole saperne di partire. Una, due, tre volte, poi finalmente si accende, un taglio, con cautela, e il lucchetto che si rompe. Inizia così il lungo pomeriggio di speranza e disperazione vissuto da Silvana Santorsola, la donna che da tempo vive coi suoi cani in una Smart, parcheggiata all’esterno del mercato comunale coperto di corso Mazzini.

Non sappiamo chi abbia aiutato Silvana a entrare abusivamente nel locale comunale abbandonato di via Lopez, le immagini che vedete sono le sole di cui disponiamo, fatto sta che grazie a queste persone la donna riesce a entrare. Il primo pensiero una volta dentro è per i bagni: “Ci sono?” chiede parlando con se stessa con la voce rotta dalla commozione, girando disperatamente da un ambiente all’altro: “Ti prego dimmi che ci sono”. Sì, ci sono, sebbene ci metta un po’ a trovarli. E l’acqua? Quella soprattutto, un miraggio che le fa palesare nella mente la possibilità di riprendere a fare la terapia di cui ha bisogno per salvarsi la vita.

Fuori, dopo che l’amministratore di condominio col vizio di mettere le mani sulla telecamera ha avvisato le Forze dell’Ordine, arrivano due agenti della Polizia Locale. Con modi garbati le parlano, cercano di tranquillizzarla, Silvana è chiusa dentro, agitata, ora che è riuscita a entrare, ora che intravede un tetto di fortuna e un giaciglio vagamente più comodo dei sedili di una citycar, non vuole saperne di uscire. Troppe le promesse non mantenute dall’amministrazione comunale, troppa la stanchezza di vivere in quelle condizioni.

Fa un caldo infernale, il pomeriggio trascorre lento senza che nessuno dal Comune si faccia vivo per dare una risposta degna a questa occupazione provocatoria e sgangherata. I nervi si fanno più tesi, il tempo passa, gli agenti della Municipale vanno via, arriva il cambio. Silvana è ancora dentro, il morale a pezzi, piange.

Torniamo con la nostra telecamera, stavolta l’atmosfera è nettamente diversa, l’atteggiamento degli agenti di Polizia Locale, che nel frattempo sono entrati, è cambiato, anche nei nostri confronti: “Vuoi fare l’uomo e abbassare la telecamera?” ci dice uno dei due chiudendo la porta del locale. “Torna di nuovo e faccio io l’uomo” intima lui che porta una pistola alla cintura a chi impugna solo una telecamera: “Puoi anche registrare, perché solo così sei capace. Non abbassare la telecamera mi raccomando, continua ancora a registrare. Non crescerai mai”.

Alla fine Silvana se ne va, cagnolini al seguito. Scende la saracinesca, sul locale e su un pomeriggio durante il quale ha attraversato mille sfumature di emozioni, finito nel peggior modo possibile. Dopo aver sfiorato il sogno di dormire tra quattro mura, risollevarsi da questa delusione sarà veramente difficile.

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4 COMMENTI

  1. Lo stato sociale non esiste più. La responsabilità di questo cambiamento è di ognuno di noi, compreso i più bisognosi. Chi con i grossi capitali, chi con il semplice voto elettorale, tutti abbiamo contribuito alla costruzione di questa società imperfetta. E’ tempo di padroni, e ancora non ce ne rendiamo conto! Le menti sono difficili da resettare, e allora si continua a ragionare come si è imparato, alla vecchia maniera, come se nulla fosse cambiato. Questo avviene non solo da parte di chi subisce questa società, ma anche da menti più acculturate, da dirigenti, manager, politici. Un auspicato cambio di mentalità può scaturire solo da menti complesse ed articolate, tali da cambiare le proprie convinzioni in virtù di una nuova realtà, ma uomini così innovativi vanno cercati con il lanternino, se pur ci sono. L’alternativa sarebbe un cambio generazionale, ma è incredibilmente impedito soprattutto da chi lo sostiene (a parole), in combutta coi detentori del potere economico, in veste di vecchi squali che andrebbero davvero messi da parte. Noi tutti, signora compresa, ci siamo fatti ingabbiare da mille bisogni creati ad arte, tanto da considerarli indispensabili per la vita, ma cosa grave è che non abbiamo le soluzioni mentali per uscirne indenni. Tocca a noi, almeno ai più forti, renderci liberi dai falsi bisogni e tentare di trasformarci in capitani del nostro destino. Spiace per la signora che ha tante necessità, ma le priorità sono una sua scelta da donna libera, non potendole delegare in toto ad altre persone che, magari, vorrebbero pure aiutarla.

  2. Come facevate ad essere lì nel preciso istante mentre cercava di entrare? A me sa tanto che questo cameran abbia organizzato appositamente questa pagliacciata pur di creare lo scoop. È stato riconosciuto anche dai vigili quando gli ha detto “non crescerai mai…”

  3. Geniale la sua precisazione. Evidentemente, come detto, la signora ci ha informato del suo gesto provocatorio. Sull’ormone della crescita si potrebbe aprire un altro capitolo. Buona lettura.

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