Una selezione ongoing, aperta e in itinere. Lo sbarco di Ernst&Young a Bari, annunciato nei mesi scorsi anche per il fabbisogno di figure specializzate di cui soffre l’hitech, ha fatto rumore. Una multinazionale che cerca dipendenti al sud è cosa nuova, non certo o non ancora assimilabile a routine da tutti i giorni.

Così, mentre si svolgevano le selezioni, siamo andati a sbirciare dietro le quinte, non nei contenitori diciamo istituzionali, ma nella rinnovata sede di Aulab, la realtà tutta barese, scoperta per via degli apprezzati corsi di formazione che organizzano da anni, con l’altissima percentuale di placement che li contraddistingue. Di cose interessanti ne abbiamo scoperte parecchie, come ci hanno raccontato Paolo Di Terlizzi, 29enne giovane dipendete del colosso da quasi 300mila dipendenti, e Christian Siclari, calabrese, il primo assunto in assoluto da Ernst&Yung a Bari.

Nei corridoi, durante i colloqui, abbiamo captato una indiscrezione che ci ha fatto sobbalzare, qualcuno mormorava di mille assunzioni, mentre l’obiettivo che ha tenuto banco per giorni sulle pagine dei giornali era di 200: “Si tratta del nostro target da qui a un anno – ci ha detto Clara Pillitteri, recruiting leader di EY per Italia, Spagna e Portogallo -, se il mercato continuerà a crescere, come sembra, potremo aumentare notevolmente. Abbiamo deciso di creare un polo tecnologico e per questo stiamo collaborando con le università locali, la risposta del territorio è molto positiva. Sono rimasta molto colpita dalla motivazione nel voler crescere e nel voler investire sulle competenze maturate all’università”.

“Sono ancora poche le donne che studiano informatica, circa il 30% – ha spiegato Azzurra Ragone, Innovation and Transformation Lead di Ernst&Young, esempio vivente della nuova migrazione al contrario, da nord a sud – ancora meno quelle che poi vanno a lavorare in aziende di informatica. EY ha deciso di capovolgere e di scommettere su questo, di coinvolgere più donne in questo campo. Stiamo facendo tantissimi colloqui a ragazze motivate, con molta voglia di imparare. Non vediamo l’ora di accoglierle in azienda. Il cambiamento parte qui”.

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