Briatore non sta simpatico a molti, soprattutto quando esterna il suo disprezzo contro la gente del Sud, accusata a giorni alterni di non voler lavorare. Sui social gli insulti all’imprenditore si sprecano, ma c’è anche chi gli dà ragione. Alessio Paoletti è uno di questi. Titolare di una norcineria, un mix di prodotti toscani e pugliesi, è stato eletto su TripAdvisor uno dei primi ristoranti baresi.

Nonostante tutto Paoletti non riesce a trovare personale. L’ultimo aneddoto, in ordine cronologico, è capitato alcuni giorni fa, quando un ragazzo in prova è andato via poche ore dopo aver cominciato. “Premetto che offro ai miei dipendenti un inquadramento a norma di legge – spiega Paoletti con l’aria in po’ seccata da questa situazione – e per 100 euro che pago ad un ragazzo, dai 30 ai 90 euro devo darli allo Stato in contributi e tasse”.

L’inizio non è dei migliori, perché poi mi mostra email e messaggi di ragazzi che rispondono ai suoi annunci senza qualificarsi troppo, ma chiedendo subito a quanto ammonta lo stipendio e imponendo il sabato e la domenica liberi per adempiere alla imprescindibile “vita sociale”. “Il mio locale va bene, si è evoluto dall’essere una semplice enoteca ed oggi il locale è pieno tutti i giorni. Offro prodotti originali e panini a tiratura limitata. Non posso permettermi di avere problemi sul servizio, eppure spesso non riesco ad accontentare in tempi brevi i clienti perché non ho dipendenti a sufficienza”.

Alessio mostra le buste paga dei dipendenti ed i verbali dei controlli dell’ispettorato del lavoro: tutto vergognosamente in regola. Vergognosamente, con più di una punta di sarcasmo, perché lo confrontiamo ad esempio con la storia del gestore della cucina del Barion. Qualcuno che vuole lavorare nel barese c’è ed andrebbe valorizzato. Ma se analizziamo la statistica, la maggior parte dei ragazzi sono troppo choosy (schizzinosi) per sporcarsi le mani come camerieri in un ristorante il fine settimana.

E, purtroppo, il caso di Alessio Paoletti non è l’unico. Accanto a lui altri locali soffrono dello stesso problema. Ma a chi dare la colpa?. “Non voglio giudicare nessuno – chiosa il ristoratore – vorrei solo che i ragazzi capissero che il lavoro è l’unico modo che hanno per diventare adulti”.

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