Non è bello, ma può accadere e in tempi di crisi lo spauracchio della perdita del posto di lavoro costringe chiunque a pensare prima a sé e alla propria famiglia, poi agli altri. Capita così che nell’ambito della vertenza Metro, una parte dei lavoratori a rischio licenziamento possano far pressione sui sindacati affinché accettino il licenziamento dei dipendenti del servizio mensa per salvare tutti gli altri.

La questione mensa rischia di diventare il vero nodo focale della vertenza. Da un lato c’è l’azienda, che con lo stesso accordo in cui vengono concessi i 56 contratti di solidarietà, vorrebbe liberarsi del servizio affidato a una ditta esterna. Dall’altro i sindacati temporeggiano e premono affinché questi dipendenti vengano salvati, cercando di portare la contrattazione su un tavolo separato.

Poi ci sono i lavoratori che, a quanto ci dice in maniera velata Francesco Giannuzzi, presidente della commissione Bilancio e Sviluppo Economico del Comune di Bari, avrebbero già dato mandato alle sigle sindacali di accettare l’accordo che affossa i dipendenti della mensa, per essere salvati.

È sempre la solita lotta tra “i sommersi e i salvati”. Lo abbiamo visto con Telenorba che, da un iniziale numero di 73 possibili cassaintegrati, ha chiuso l’accordo a 43. Il prossimo 14 dicembre, la trattativa verrà discussa al ministero del Lavoro e, se l’accordo salta, non ci sarà nulla per nessuno. Chissà come andrà a finire e quanti operai saranno sacrificati per salvarne altri. Per molti non è un ricatto, solo spirito di sopravvivenza.

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