Lo avevamo scritto qualche giorno fa: Decaro non ha più la maggioranza politica. La conferma arriva al termine del Consiglio comunale in seconda convocazione, dopo la prima andata deserta, finito nel cuore della notte. Subito dopo l’ennesimo flop, il sindaco Decaro aveva strigliato sonoramente la sua maggioranza, per l’esattezza ciò che ne resta ormai. Si mettono inesieme le mani da alzare all’occorrenza, soprattutto quando si tratta di approvare debiti fuori bilancio.

La catechesi dell’infuriato primo cittadino, però, non ha sortito l’effetto sperato. Su due provvedimenti votati, la maggioranza, compreso il voto del Sindaco, mette insieme 17 e 14 consensi. Troppo pochi per far dormire sonni tranquilli agli ormai strenui difensori della poltrona, che non ha più nulla a che fare col progetto politico. Tutto ciò nonostante la consigliera Melini avesse lanciato un segnale distensivo ad inizio seduta. In poche parole: l’opposizione non avrebbe messo i bastoni tra le ruote alla maggioranza a condizione che, tra un debito fuori bilancio e l’altro, si fosse discusso man mano una delle proposte delle minoranze che giacciono ormai da mesi e mesi senza discussione.

Il mancato accordo ha scatenato la bagarre, che ha messo ulteriormente in mostra la debolezza di questa maggioranza, fondata soprattutto sul cambio di casacche e su dubbi accordi. Ormai ci si trascina stancamente, sperando che questa o quella inaugurazione possano distrarre gli osservatori politici e l’opinione pubblica dal punto focale: la mancanza dei numeri. Senza contare, che dopo la relazione del Mef, le bacchettate della Corte dei Conti, il giudizio negativo dello stesso segretario generale del Comune sulla regolarità degli atti, adesso si aggiungono alcune segnalazioni di inadempienze amministrative sollevate dal Collegio dei revisori dei conti.

I debiti. Il più pesante è quello sul Direzionale del San Paolo: 100mila euro di spese legali, quasi certamente evitabili, perché non si riconosce ancora ai privati l’equo indennizzo di 8 milioni di euro delle aree espropriate nel 2007. Certo, se si pensa che il Maab, Mercato agricolo e alimentare barese, è stato realizzato su suoli neppure formalmente espropriati, non ci sarebbe nulla di cui meravigliarsi.

E intanto il Direzionale resta abbandonato al suo destino, terra di nessuno, in cui a farla da padrone sono le notizie di cronaca nera, piuttosto che quelle relative al rilancio del territorio. “Attualmente il Direzionale è pignorato dalla Banca Monte dei Paschi di Siena – spiega la Melini – che in un Paese Italia “salva banche”, ci si augura o si augurano possa soccorre il Comune e i baresi dal tracollo. Molto probabilmente, poi, oltre questi 100mila euro saremo chiamati a pagare anche le spese legali per il ricorso in Cassazione, che i privati hanno giustamente promosso per vedere riconosciuto il loro diritto costituzionale negato da questa Amministrazione”. Si va avanti, probabilmente sperando in qualche acquisto nel mercato invernale, qualche mano in più da far alzare durante i sempre più svuotati Consigli comunali.

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