Non andavo a Torre Canne da un po’. È cambiata in meglio: la passerella sulla spiaggia, il faro restaurato, la raccolta differenziata porta a porta, seppure resti il senso di fastidio per l’abusivismo edilizio condonato in riva al mare, in quel territorio così piccolo per tutta quella popolazione. Torre Canne è certamente la seconda spiaggia preferita dai baresi, dopo quella di Pane e Pomodoro. D’estate c’è una concentrazione di abitanti del capoluogo pugliese da far impressione ai paesi dell’hinterland. Io stesso ho salutato una decina di conoscenti. Per rivederli dopo diversi anni è bastato andare a Torre Canne.

Nonostante gli sforzi dell’amministrazione fasanese, però, l’immondizia è ovunque e a ogni passo l’idea della sporcizia dilagante, soprattutto sulla spiaggia libera, ti fa passare la voglia di tornarci. Peccato. Molta della colpa di questo scempio è proprio dei luridi baresi. Li chiamano così da queste parti. Una giornata in spiaggia è buona per raccolgiere tutti i luoghi comuni strappa tuzzi.

Cominciamo dalla comitiva di adolescenti. Baresi vs tarantini. “Se vieni a Bari, sotto i portici al San Paolo non ti ritiri più. Ma che cazzo dici, vieni in via Bovio, al Libertà”. E intanto via col lancio dell’avanzo di spinello, della lattina, del fazzoletto appena usato. Gli sputi sono biodegradabili e quindi non vengono contemplati. Il dibattito diventa culinario sotto l’ombrellone. “Ma sei scema Nicla? Metti la zucchina dentro patate, riso e cozze?” E intanto il pomodoro, sì perché c’è anche quello nella tiedda, finisce insabbiato insieme al tarallino.

Ogni scarafone è bello alla mamma sua, anche quando, evidentemente non educato a dovere, butta carta e stecco del gelato in mezzo ai cumuli di rifiuti sparsi ovunque, pur avendo i cassonetti della differenziata a un allungo di braccio. Ho ancora le carni arrizicate a pensare al 50enne imbarazzato, che pur di non essere da meno, lascia il contenitore delle patatine fritte accanto ad un altro appena abbandonato. Forse, però, il nervo sciatico gli impediva di buttare il suo e raccogliere anche quello del concittadino lurido.

Il premio assoluto va alla giovane mamma alle prese col cambio del pannolino sull’asciugamano. “E adesso dove lo dobbiamo buttare – dice al marito – che non c’è il cassonetto generico?” La risposta è perentoria: “Mettilo all’angolo, tanto poi lo spazzino lo raccoglie insieme all’altro rimmato. Qualcuno, poi, dovrebbe spiegare ai fumatori incalliti che il mozzicone di sigaretta ci mette più di una vita a decomporsi e che, prima o poi, un bambino impeganto nella costruzione dei castelli di sabbia, il mozzicone se lo mangia.

La chiusura la dedichiamo alla coppia di una certa età. Marito e moglie passeggiano con una busta in mano. È l’immondizia della giornata. Ad un tratto lui si fastidia, vuole liberarsi del fardello. Passa davanti al contenitore della plastica messo all’esterno di un’abitazione e abbandona il sacchetto. La moglie lo rimprovera, ma il congiuto replica seccato: “Che te ne frega, mica stiamo a Bari”. Evidentemente i baresi non sono tutti uguali, ma quelli totalmente ineducati sono una parte sufficiente per non dare agli agli altri la possibilità di godere di una buona reputazione. Del resto, cantiamo con orgoglio che siamo il paese migliore del continente e per questo ci facciamo una tarantella.

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