Tre giorni di sciopero della fame, mesi in catene con la minaccia del bavaglio sempre a portata di mano. La storia di Francesco Papappicco e Francesca Mangiatordi sta toccando limiti inimmaginabili. Si accusa e si ritratta, ma solo a metà. Per la serie: non dovete essere puniti, ma non possiamo fare la figura dei pirla per aver aperto questi grotteschi procedimenti disciplinari. L’immagine derisa, al contrario di quanto afferma qualche lacchè sui social network, non è quella di due professionisti costretti a non mangiare, a dormine sul divano della hall dell’ospedale o in macchina, pur di farsi ascoltare.

L’immagine sbeffeggiata è quella di quanti si stanno girando dall’altra parte, è quella di chi sta ignorando ciò che la protesta dei due medici e sindacalisti è diventata. Questa non è eccellenza. Un grande ospedale si misura non solo dalla struttura che lo ospita, ma dal carisma e capacità di comprendere le dinamiche di chi lo amministra. E non parliamo solo dei vertici diretti dell’ospedale della Murgia. Ci riferiamo ai signori della Asl e della politica, che quell’ospedale lo hanno voluto aprire e poi se lo sono dimenticato, salvo tornare a rilanciare promesse di tanto in tanto. Ci riferiamo a quanti dichiarano con eccessiva leggerezza che quello è un ospedale d’eccellenza, negando evidenze da paura.

Francesco Papappicco e Francesca Mangiatordi non stanno protestando solo per sé stessi. Lo stanno facendo per dare voce a una comunità di serie B. Non siamo noi a dirlo, ma le scelte fatte finora per i continui e mai concretizzati rilanci dell’ospedale costato – non ci sono nemmeno le cifre esatte – tra i 110 e i 132 milioni di euro. La dignità non si compra con un’assoluzione a metà. La dignità non ha prezzo e merita l’assoluzione piena. Finora, per il rispetto delle persone coinvolte nella tragedia alla sala giochi Green Table di Altamura, abbiamo scelto di non pubblicare i video scioccanti di quella sera, in cui si vedono professionisti lottare contro il tempo, in mezzo al sangue, alle urla, alla disperazione di chi sa che la vita vale un soffio.

Siamo ancora combattuti ma, forse, senza quei video c’è ancora chi non si rende conto di quanto grati bisognerebbe essere a chi, come Francesco Papappicco e Francesca Mangiatordi, si dedicano anima e corpo su ogni intervento anche per sopperire alle lacune di una sanità che va rifondata, non rilanciata, a cominciare dai comportamenti piuttosto che dalle strutture. È davvero difficile non immaginare che qualcuno dei vertici della sanità locale e regionale, impegnati nell’ennesima operazione di facciata, non senta la necessità, prima o dopo il convegno in corso a Gravina alla presenza tra gli altri del direttore generale dell’Asl di Bari, Vito Montanaro, del direttore generale del Policlinico di Bari, Vitangelo Dattoli e del Governatore e Assessore regionale alla Sanità Michele Emiliano, di andare all’ospedale della Murgia a cancellare una volta per tutte il copione della farsa dei due medici in catene. Adesso è arrivato il momento di fare l’unica cosa che va fatta: un mea culpa.

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