“La Regione Puglia sui trasporti spreca una enorme somma di denaro. Ha operato un netto distinguo in fatto di rimborsi chilometrici tra servizi svolti dalle società ferroviarie locali di trasporto che sostituiscono o integrano il treno con i bus e gli autobus di linea gestiti dal Cotrap e che finiscono per duplicare le stesse tratte di viaggio”. L’esempio è quello della tratta Lecce -Maglie-Otranto.

Per lo stesso tragitto, la Regione Puglia spende la somma di circa 3,20 euro per chilometro, mentre eroga al consorzio di autobus di linea Cotrap 1,69 euro a chilometro. “Moltiplicatelo per tutte le tratte automobilistiche che le Società Ferroviarie in Puglia gestiscono e che esercitano da anni nell’attesa del completamento della traccia ferroviaria oppure integrano o sostituiscono il nulla in quanto non esiste neanche il sedime ed avrete un maggior costo per i cittadini pugliesi di oltre 21 milioni di euro l’anno”.

Il messaggio pubblicato il 15 gennaio scorso dall’avvocato Davide Bellomo, candidato alle regionali con la Lega, non ammette repliche, seppure quella dell’assessore pugliese ai Trasporti, Gianni Giannini, non avrebbe dovuto tardare. Al netto del retrogusto politico, fosse vero il messaggio dello spot, sarebbe difficile spiegare ai pendolari pugliesi perché i trasporti regionali non sono efficienti. Pensate alle recenti proteste degli studenti e dei loro genitori o a quanti non possono andare in maniera diretta per esempio all’ospedale della Murgia, perché spesso non sono assicurati i servizi minimi.

“Spesso si lamenta la mancanza di risorse, ma forse dovrebbero solo non essere sprecate”. In assenza di una replica ci siamo presi qualche giorno per fare una ricerca e ciò che raccontano numeri e documenti ufficiali è impressionante.

GLI AIUTI DI STATO E IL RISCHIO PER LA REGIONE PUGLIA – Lo stanziamento di 70 milioni di euro da parte del ministero dei Trasporti a favore di Ferrovie del Sud Est e la cessione della sua partecipazione in Fse a favore delle Ferrovie dello Stato Italiane costituiscono aiuti di Stato non notificati alla Commissione europea. La Corte UE di Giustizia non ha avuto dubbi e ora si attende solo di capire quale dei Pantalone dovrà mettere mano al portafogli. La domanda che si pongono in tanti è un’altra: non è forse aiuto di Stato anche la disparità di trattamento in fatto di rimborsi chilometrici? (Come potete osservare nella tabella). A tal proposito il Cotrap ha chiesto l’intervento del Consiglio di Stato per determinare se la media di 1,80 euro per chilometro pagato dalla Regione dopo una regolare gara non sia un trattamento dispari rispetto ciò che viene erogato senza un normale appalto alle società locali di trasporto ferroviario e sostitutivi delle tratte ferroviarie locali.

L’AMMONTARE DELLO SPRECO CON LA CALCOLATRICE – L’avvocato Bellomo parlava di 21 milioni di euro l’anno. Ovvero il calcolo della differenza tra i 3,20 euro e l’1,80 euro. Una cifra che va calcolata dalla deliberazione regionale numero 1221 del primo luglio  2013, rivista al netto dell’inflazione (più 2,6 per cento), con successiva ridistribuzione dei fondi attraverso la deliberazione numero 693 del 9 aprile 2019. Facendo due calcoli come la diligente mamma di famiglia alle prese con le bollette, siamo intorno ai 115 milioni di euro: 21 milioni di euro l’anno da luglio 2013.

I CASI SPECIFICI – Non solo c’è disparità tra il costo chilometrico rimborsato al consorzio Cotrap stabilito da una gara e quello senza appalto dato agli altri, ma esiste anche all’interno di chi gestisce le cosiddette linee su gomma sostitutive o integrative. Le Ferrovie Sud Est nel 2019 hanno percorso su gomma 12,036.027 chilometri al prezzo di 3,26 euro ogni singolo chilometro. La Ferrotramviaria (compresa le linee San Paolo e Aeroporto) 853.193 chilometri a 2,29 euro a chilometro. Le Ferrovie Appulo Lucane (FAL) 1.599.345 chilometri a 3,67 euro al chilometro. Ferrovie del Gargano (San Severo-Peschici) 274.718 chilometri a 2,73 euro a chilometro.

IL BIZZARRO CASO TRENITALIA – Un caso a parte è quello rappresentato da Trenitalia. I suoi autobus hanno percorso 1.731.801 chilometri nel 2019, ma non è dato sapere quanto la Regione Puglia paghi il singolo chilometro. Il Cotrap, che ha percorso 23.385.216 milioni di chilometri in ambito regionale e 31.800.000 sulle strade provinciali, pagati a singoli chilometri 1,88 e 1,69 euro, ha chiesto di accedere agli atti. In assenza di trasparenza ha portato ancora una volta la Regione Puglia in Tribunale. Regione che, in modo molto bizzarro, in fase di giudizio ha fatto sapere di non poter stabilire quanto paga il trasporto su autobus a Trenitalia nell’ambito del coacervo contrattuale. In altre parole, i pugliesi non possono sapere il dettaglio dei bonifici a Trenitalia, senza quindi poterne controllare l’economia di gestione.

IL CASO LECCE-MAGLIE-OTRANTO E I BUS SOSTITUIVI E INTEGRATIVI – Uno dei casi più emblematici dello spreco nel settore dei trasporti è quello che accade sulla linea Lecce-Maglie-Otranto, dove non esiste la linea ferroviaria, ma ci sono due aziende automobilistiche che percorrono la stessa tratta, pagate con cifre diverse come già detto. Assurdità nell’assurdità se si considera cosa significhi per legge linea integrativa o sostitutiva. SOSTITUTIVA quando per manutenzione necessaria a causa di molteplici motivi, la traccia ferroviaria è impraticabile e quindi viene sostituita con la gomma agli stessi orari e alla stessa frequenza. Se il treno partiva dalle 7 ogni 50 minuti, solo per fare un esempio, anche il pullman dovrà partite alle 7 ogni 50 minuti. INTEGRATIVA quanto non ci sono sufficienti carrozze e quindi prima di dotarsi del numero sufficiente per soddisfare la domanda si usano autobus che partano alla stessa ora e con la stessa frequenza. La domanda è di 100 pendolari, ci sono carrozze per 70, fino alla dotazione di nuovi vagoni 30 utenti saranno serviti dai bus, quindi integrativi. In entrambi i casi, però, ci deve essere una linea ferroviaria.

LO SPRECO LIMITA LO SVILUPPO – Volendo minimizzare, con i 115 milioni di euro o giù di lì che si sarebbero potuti risparmiare, ognuno dei pendolari avrebbe potuto avere una corsa a piacimento. Più seriamente, quei soldi sarebbero potuti essere spesi per nuovi mezzi, obliteratrici intelligenti, la possibilità di tenere aperte certe stazioni, sistemi di sicurezza, localizzazione, macchinette automatizzati per la vendita dei titoli di viaggio, tecnologie di controllo e decine di altri interventi possibili. In Puglia, invece, quei soldi, investiti con disparità di trattamento, vengono usati per finanziare duplicati di linee sostitutive o integrative al treno anche dove manca la ferrovia.

IL PARERE DELL’AUTORITA’ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO – L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nel corso del 2018 e 2109 ha ricevuto alcune segnalazioni in merito alle possibili distorsioni della concorrenza riconducibili all’affidamento diretto da parte delle Regioni dei servizi automobilistici, cosiddetti sostitutivi e integrativi dei servizi ferroviari. A seguito delle segnalazioni l’Autorità Garante ha avuto un’ampia interlocuzione con Regioni e Province per avere un quadro complessivo. Leggendo il parere, inviato anche alla Corte dei Conti, si legge: “Quanto all’integrazione con i servizi di TPL su gomma, vanno annoverate le novità previste più di recente dal decreto legge n.50/2017, il cui art. 48 impone alle Regioni di definire bacini di mobilità sulla base di analisi della domanda, avvalendosi di matrici di origine/destinazione per l’individuazione della rete intermodale dei servizi di trasporto pubblico garantendo l’eliminazione di ogni possibile sovrapposizione tra servizi esistenti”. E quindi “l’Autorità ritiene che le circostanze emerse presentino più di un profilo di potenziale criticità dal punto di cista concorrenziale con riferimento sia alle modalità di affidamento dei servizi automobilistici sostitutivi/integrativi, sia alla loro gestione e alle modalità del loro finanziamento”.

IL CONTROSENSO GREEN – Fin qui i chilometri percorsi, ma quanti passeggeri si muovono su gomma e quanti usano il treno? Nel 2018 si sono spostati in autobus quasi 88 milioni di passeggeri (82 per cento), mentre quelli dei treni sono stati appena il 18 per cento (19 milioni). Gli investimenti ingenti fatti dalla Regione per la realizzazione e la manutenzione delle infrastrutture ferroviarie, evidentemente non elevano il grado di soddisfazione dei pendolari, che preferiscono gli autobus.

 

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