Parcheggiatore abusivo con la BMW cabriolet, seppure come da ammissione prestata tutti i giorni dalla zia per andare sul posto di lavoro: l’ospedale Di Venere di Bari, dove ad Enzo vogliono tutti bene. Tutti, tranne forse solo chi si è sentito chiedere il caffè con un po’ di rudezza. Dopo aver intervistato padre e zio, siamo riusciti anche a sentire il più giovane della famiglia che ha in pugno la sosta dell’ospedale di Carabonara.

“Mi rimetto al buon cuore della gente – spiega l’abusivo -.Nessuna minaccia. Ho una moglie e due figli da mentenere”. Questa volta Enzo non sfugge alla nostra intervista, anche perché l’ultima volta ci aveva immortalato, probabilmente per capire chi fossimo. Le immagini hanno dato evidentemente i frutti sperati a giudicare dalla conversazione a telecamera bassa.

“So dove abiti”, ci dice dopo aver pronunciato i nomi e soprattutto i cognomi di alcuni amici che abitano dove siamo noi di casa. “Non rompete le palle a me – tuona spiegandoci la sua posizione -, andate dai negri fuori dall’Ipercoop tutelati dallo Stato”. Con questa intervista finisce il nostro compito di denuncia, senza scorta, solo con la voglia di vedere Bari diventare una città coerente e veramente europea. Oggi non lo è.

Questo servizio e molti degli altri pubblicati in questi anni dimostrano che la strada da fare è ancora lunga, nonostante le dichiarazioni di facciata e le medaglie di cartone sul petto di tanti amministratori fin troppo distratti. Ora che sai dove abitiamo, vieni a trovarci e ci prendiamo un caffé. Pur avendo anch’io due figli da mantenere, consumazione la mettiamo sul mio conto.

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