È il Fortitudine Pares attribuibile al Caravaggio ad accogliere il visitatore nella mostra “Artemisia e i pittori del Conte”, l’esposizione che ricostruisce parte della quadreria di Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona. La tela, una rappresentazione della lotta tra Cupido e la Morte, proveniente dal Museo della Cattedrale di Malta, viene esposta per la prima volta in Italia dopo essere stata sottoposta a un’operazione di pulitura dalla studiosa Roberta Lapucci, che in seguito a quest’intervento di restauro ha avanzato l’ipotesi che la paternità del dipinto possa essere ricondotta alla mano del Merisi.

Ricordato dalla storia locale come il barone della crisi neo-feudale del Meridione d’Italia, il “Guercio delle Puglie” risulta perlopiù famoso per la linea politica eccessivamente repressiva e sanguinaria che applicò sui territori da lui amministrati; un po’ meno conosciuta è la linea collezionistica da lui adottata all’indomani del matrimonio con Isabella Filomarino, che poteva essere accostata a quella dei grandi principi rinascimentali del ‘500. Personaggio vissuto nel ‘600, creò una corte che annoverava letterati, poeti e artisti, primo fra tutti il pittore di corte Paolo Finoglio di cui è esposto il monumentale Trionfo di Bacco, dipinto che dopo 400 anni torna a Conversano nella sua sede originaria, proveniente dalle raccolte reali di Filippo IV di Spagna e conservato al Museo del Prado di Madrid.

La mostra intende approfondire ulteriormente questa controversa figura analizzandone un aspetto inedito, facendone emergere il ruolo di raffinato mecenate; e lo fa partendo da ricerche protrattesi per un anno e mezzo, per poi arrivare a inedite scoperte di cui l’esposizione ci rende spettatori. Una mostra quindi dal taglio volutamente scientifico, che restituisce il ritratto di un acuto collezionista, attento ad allinearsi al gusto e alla moda artistica del tempo, che faceva capo ai rapporti culturali con Napoli. Di questo progetto se ne sono occupati i curatori, Viviana Farina e Giacomo Lanzillotta, prendendo avvio dallo studio di un prezioso documento redatto nel 1666, anno successivo la morte del conte Giangirolamo.

Si tratta di una fonte importantissima per la storia del collezionismo, un inventario ad uso domestico che ha permesso di risalire a molti dei nomi presenti nella galleria del Castello; pittori di cui è possibile ammirarne i dipinti in un percorso articolato in otto sale tematiche. Tra questi figurano Michelangelo, Raffaello, Guido Reni, Albrecht Durer, ma anche i più autorevoli esponenti del Caravaggismo come Battistello Caracciolo, Massimo Stanzione e Artemisia Gentileschi, di cui è esposta per la prima volta al grande pubblico una Caritas Romana, inedito proveniente da una collezione privata, un dipinto di cui è riportata traccia nel documento. Parte da questa testimonianza scritta e dalla relativa scoperta su questa opera della più importante pittrice del ‘600, l’ambiziosa idea di costruire una mostra capace di restituire uno spaccato di una delle più prestigiose gallerie d’arte del XVII secolo.

Organizzata dalla Cooperativa Armida con il sostegno della Regione Puglia e del Teatro Pubblico Pugliese

Castello di Conversano e Chiesa di San Giuseppe fino al 30 settembre 2018

ORARI
Tutti i giorni: 09.00- 13.00/ 17.00- 21:00
Chiuso il lunedì non festivo

BIGLIETTO D’INGRESSO
Intero 12 euro
Ridotto 10 euro

INFO
080. 4959510
www.artemisiaconversano.it

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