Quando le arti, nelle loro molteplici forme si riuniscono, non può che essere all’insegna dell’incontro e del confronto; se poi questo dialogo si costruisce intorno a un progetto benefico allora si concretizza nel più grande messaggio di valore sociale, capace di muovere e smuovere le coscienze per sensibilizzare.

È il caso di “Palabra en el mundo“, non solo mostra-concorso di arte e fotografia, ma un progetto di ampio respiro che coinvolge diverse espressioni artistiche, creando una rete in cui pittura, scultura, poesia, musica e letteratura convivono per sostenere tutte insieme una causa comune. Una vera sinergia tra le arti in questa manifestazione internazionale, giunta alla dodicesima edizione, a cui Bari partecipa per il terzo anno consecutivo, questa volta con l’obiettivo di garantire l’istruzione a cinquanta bambini di un campo profughi in Siria.

Organizzato dall’associazione Virtute e Canoscenza in collaborazione con l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, il capoluogo pugliese ospita fino al 27 maggio, nella Sala del Colonnato della Città Metropolitana, un evento con il quale non fa mancare il proprio contributo e sostegno alla realtà socio-politica che in questo momento storico è dilaniata da attacchi e conflitti, seminando vittime perlopiù tra bambini innocenti e incapaci di difendersi.

«Attraverso le donazioni precedenti abbiamo raccolto 35mila euro e sostenuto progetti per il Bangladesh, Nepal e Haiti, l’ultimo per Amatrice» ha specificato Santa Vetturi, curatrice dell’antologia intitolata “Un maestro per un anno, un libro per sempre” che raccoglie contributi di autori di tutto il mondo. «Con gli introiti verrà pagato per un anno lo stipendio di un maestro e sarà realizzata un primo nucleo di biblioteca».

Diverse le voci che hanno preso parte a questo coro, soprattutto autori, fotografi e pittori provenienti da realtà che sono o sono state scenario di conflitti sanguinosi. Come il siriano Zahi Issa, ospite con la propria opera, donata per l’occasione, alla serata inaugurale della mostra.

L’esposizione, curata della pittrice bosniaca Aldina Beganovic, riunisce oltre 100 artisti, provenienti anche dalla Serbia, Armenia e Bosnia Erzegovina: «Ciascuno di questi artisti, avendo vissuto sulla propria pelle la tragedia della guerra ognuno con la propria sensibilità poetica, può far capire il massaggio di pace e solidarietà che vogliamo lanciare».

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