Il gruppo è nato nel 2001 e agli inizi si dedicava al rock italiano, oggi invece suonate groove, swing, con spiccate venature jazz e funk. Perché questo cambio di linea?
Ron: “Per due motivi, uno perché la musica è una cosa molto personale, per cui se cambiano gli addetti hai lavori, cambiano anche le sonorità, l’interpretazione, cambiano molte cose. E poi perché siamo maturati molto come musicisti, ci siamo evoluti, abbiamo frequentato altri ambienti musicali anche per gli studi che abbiamo fatto, tutto questo, nel corso degli anni, ha influenzato la musica di MisterWilson”.

L’assetto della formazione è stato un ostacolo nella storia del gruppo fino a questo momento?
Ron: “In realtà non è mai stata un problema…”
Alessandro: “…la band è nata ai tempi del liceo, quando poi passi dalla scuola all’università al lavoro, le scelte personali condizionano necessariamente il gruppo, non tutti hanno fatto della musica la propria vita, per cui alcuni sono andati via, tutto qua”.

E quindi qual’è stata la difficoltà più grande che avete dovuto affrontare?
Alessandro: “Quello di doversi reinventare, anche se, per fortuna, ogni nuovo arrivo porta freschezza…”
Giuliano:“…ci mette del suo, il proprio sound, la propria musica, i propri gusti, volente o nolente il suono si evolve. Lo stesso passaggio dalle superiori all’università, come diceva Alessandro, rappresenta un’evoluzione della persona che si riflette sulla sua musica…”
Pasquale: “…anche perché un progetto che dura dieci anni, in un periodo importante per le persone, matura con loro, cambiano i temi, cambiano gli argomenti, cambiano gli approcci alla vita stessa”.
Ron: “La fortuna è che ci è riuscito bene reinventarci, perché Ultimi Stadi Giovanili (il disco precedente ndr) è stato suonato fino alla nausea- scherza -sono stati due anni e mezzo esplosivi con Fabio Prota alle tastiere e Davide Vacca al basso. L’unico ostacolo vero che abbiamo dovuto affrontare è stato il tempo, perché prima ancora che musicalmente, con le persone che arrivano ci deve essere affiatamento, altrimenti diventa difficile capire cosa costruire, anche se abbiamo avuto le idee sempre abbastanza chiare. La nuova veste di Mister Wilson per me è solo un’evoluzione”.

Negli anni è cambiato il rapporto tra la città di Bari e la musica?
“Lui non può rispondere perché è di Trani- ride Ron rivolto a Pasquale.
Alessandro: “Secondo me è cambiato il rapporto tra i gestori dei locali e la musica, quelli che proponevano musica dal vivo inedita erano molti di più. Si respira un’aria diversa, nascono molte più cover band…
Ron: “…nei primi due anni abbiamo fatto un sacco di concerti dei Mister Wilson, moltissimi. Ricordo che all’epoca si suonava tantissimo metal…”
Alessandro: “…solo a Bari potevi avere sei o sette date…”
Giuliano: “Oggi il gruppo deve fare il 70% del lavoro…”

In che senso?
Giuliano: “Devi portare tutti gli strumenti, devi portare il pubblico…chi gestisce un locale dovrebbe avere anche lui il suo seguito, e poi se vuole proporre musica dal vivo, dovrebbe essere in grado di farlo e avere un locale adatto. Ti chiedono sempre quanta gente porti, per cui ti tocca fare anche il PR.”
Ron: “Grazie a Dio questo mondo non ci appartiene più, da due anni a questa parte abbiamo deciso di selezionare molto, dopo la pubblicazione del disco e l’inserimento di alcuni brani in tre compilation uscite con la Sony o l’Universo per esempio, abbiamo suonato, anche gratis, solo in quelle situazioni che ci davano un certo ritorno di pubblico. Magazzini Generali a Milano è stata una figata pazzesca.”

Oggi va molto di moda l’indie, qualunque cosa sia. Come ci si sente ad essere veramente indipendenti, suonando un genere, se vogliamo, di nicchia e fuori dai circuiti mass-mediatici?
Alessandro: “Oggi i veri indie sono proprio quelli che non lo sono. Noi la viviamo in maniera molto artistica, ce ne fo**iamo. Suoniamo e mettiamo giù idee che derivano da percorsi non così campati per aria, studi seri…”
Giuliano: “…il problema vero è avere un’identità, perché io potrei tranquillamente fare un disco con delle canzoni che possono piacere a più persone, ne verrebbe fuori un pot-pourri impossibile da definire”.
Alessandro: “Secondo me il problema è che la gente è costretta a subire la moda, per cui chi non è un cultore, un appassionato, si trova ad escludere tutto ciò che non è indie, perché oggi la moda è quella. Anche in rete, sui siti dove puoi acquistare cd, trovi classificate come indie anche delle produzioni discografiche che non c’entra nulla, perché le persone cercano quello”.
Ron: “Noi cerchiamo solo di fare bene quello che ci piace, scrivendo le canzoni seguendo due semplici regole: il testo in italiano, perché siamo italiani, rispettando la forma-canzone. Se un giorno decideremo di darci al jazz, ipotizzo, allora romperemo questo schema e ci esprimeremo in maniera diversa, magari cambiando nome, non lo so”.

Uno dei vostri brani, Vola, è stato inserito in una compilation distribuito dalla Sony. Ci sono possibilità che questo rapporto si consolidi?
Ron: “No comment” scherza.
Alessandro: “È complicato, considera che hanno tagliato grandi artisti, grosse produzioni, la vedo difficile, però…magari qualcuno ai vari livelli della Sony può ricordarsi che in quella compilation c’eravamo noi”.
Ron: “Quando si firmano questi contratti, ci sono sempre delle condizioni, quindi dipende sempre dalla proposta migliore. Se qualcuno ci chiedesse di far suonare il disco al contrario, vaffa*****”.
Alessandro: “In realtà facendo due calcoli, oggi è più conveniente autoprodursi, perché le etichette ti chiedono sempre i diritti che non meritano, e poi ti chiedono anche soldi. Con internet, la distribuzione digitale, diffusione, forse conviene rinunciare al venduto dalle etichette e prodursi da soli”.
Ron: “In realtà non si sa qual è la strada migliore. Oggi spesso le band ragionano così: voglio arrivare a questo risultato, di conseguenza faccio questo. C’è una snaturazione della propria essenza musicale. A volte manca il coraggio di fregarsene, i Queen prima di esplodere avevano registrato quattro album ed erano indebitati fino al collo. Oggi molti pensano di fare il musicista per diventare ricchi e famosi, scrivendo canzoni scimmiottando qualcun altro. Per fare questo lavoro ci vuole tanto coraggio e bisogna sapersi inventare un po’, lo diciamo da due anni”.

Voci di corridoio dicono che state per pubblicare un nuovo disco, a che punto siete?
Ron: “Stiamo finendo le take di basso e batteria lavorando molto sul suono che vogliamo ottenere…”
Alessandro: “…a differenza di Ultimi Stadi Giovanili che non è stato provato ma registrato direttamente in studio, oggi stiamo lavorando sul suono, cercando riscontri dalle registrazioni…”
Ron: “…venendo da due anni di prove, il vecchio disco lo abbiamo registrato in un giorno e mezzo, stavolta stiamo procedendo piano piano, poi i tempi dipendo anche dalla scelta di uscire da soli o con qualcun altro. Sicuramente ai primi di aprile inizieremo le riprese del video, usciremo col brano che hai sentito in anteprima seppur in una veste non definitiva, da pre-produzione diciamo.”

A proposito, come si chiama il pezzo?
Ron: “Il brano si chiama…”

Line-up:
Ron Iacovelli voce
Alessandro Campobasso Batteria
Pasquale Bongiovanni chitarra
Giuliano Minuto basso

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