foto di repertorio

“Mio padre è risultato positivo il 19 novembre al primo tampone, fatto per via traverse, e dopo aver segnalato il caso da 15 giorni nessuno ci ha contattato dall’Asl o si è fatto vivo per il secondo test. Ha 73 anni, è a casa con mia madre, che non sappiamo se è contagiata oppure no, ed è attaccato all’ossigeno. Non sappiamo più cosa fare, sono stati abbandonati”.

La storia arriva direttamente dal quartiere Carbonara di Bari, a raccontarcela è la figlia della coppia. “Per fortuna sono riuscita a recuperare una bombola d’ossigeno, è stato difficilissimo trovarla – racconta -. Per tre giorni mi è stato detto che non c’era in giro, tutte le farmacie non mi potevano dare una mano. È stato tremendo e sono stata fortunata ad incontrare un angelo che me l’ha procurata”.

“Io non posso accompagnarli a fare un tampone perché non so se mia madre è positiva – conclude -. Non guidano, non possono muoversi autonomamente e sono bloccati in casa. Ho chiamato chiunque, l’Asl e i Carabinieri ma mi è stato detto che c’è troppa gente. C’è chi viene chiamato e chi non viene chiamato. È come un sorteggio”.

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