Accettato in ospedale dopo un’intera giornata trascorsa in ambulanza, alla ricerca di un pronto soccorso che lo potesse prendere in carico e fornirgli le cure necessarie. L’emergenza sanitaria in atto per il coronavirus, purtroppo, è anche questo.

Vi abbiamo raccontato l’odissea, dall’esito purtroppo funesto, di un 85enne deceduto dopo essere stato prelevato dal 118 e trasportato prima al Pronto Soccorso dell’ospedale San Paolo e poi, al Miulli di Acquaviva. Abbiamo incontrato il genero dell’85enne.

“Abbiamo intenzione di denunciare tutto – ci ha detto Giuseppe – non è così che devono andare le cose, è venuta a mancare la dignità della persona. Le operatrici del 118 hanno dovuto lottare per convincere i medici ad accettare mio suocero, cosa avvenuta solo quando è arrivato l’esito del tampone, negativo”.

“Stiamo parlando di un essere umano, che a quell’età è come un bambino. È come se avessimo preso un bambino e lo avessimo sballottato da una parte all’altra – conclude -. Morire così non è possibile”.

Gli ospedali pugliesi sono sotto pressione, per i malati covid servono mille posti letto subito e 3mila entro fine novembre, come ha messo nero su bianco la stessa Regione, i ricoveri ordinari sono sospesi, il Policlinico è saturo e sbarellare i pazienti per 118 si rivela sempre più complicato, con le ambulanze che attendono in coda davanti al pronto soccorso, a cui si somma la disorganizzazione per sanificare i mezzi. Scene già viste nel nord Italia durante la prima ondata. Quello che si era temuto, a quanto pare sta veramente accadendo.

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