“Il medico del 118 venuto in soccorso di mia madre è rimasto in ambulanza, lasciando che fossero solo l’infermiere e il soccorritore a visitarla prima di morire”.

L’accusa è del figlio della donna, deceduta pochi minuti dopo che l’ambulanza ha lasciato l’abitazione. La tragedia si è consumata nei giorni scorsi.

“Ho chiamato il 118 intorno alle 8 – spiega il ragazzo -. Ho parlato con la centrale e ho chiesto un’ambulanza per mia madre”. La donna aveva un respiro affaticato. “Dopo al massimo 8 minuti l’ambulanza è arrivata a casa con un codice rosso – aggiunge -, mi sono tranquillizzato, certo di avere la necessaria assistenza”.

Il ragazzo conosce uno dei soccorritori, spiega le patologie della donna (allettata perché affetta da due neoplasie) e vengono presi i parametri vitali. “Senza il medico – precisa – non possono essere fatte terapie e a casa la dottoressa non c’era. Ho chiesto ai soccorritori se l’ambulanza fosse India quel giorno (con il solo infermiere a bordo), dopo aver tergiversato mi hanno confermato che non c’era il medico. A quel punto, devastato dal dolore per il peggioramento delle condizioni di mia madre, come da indicazioni dell’infermiere ho firmato il rifiuto al ricovero sul tablet in dotazione all’equipaggio. Nel mio caso non era stato compilato e l’infermiere non aveva ancora apposto la sua firma. Era in bianco”.

“In un attimo di lucidità – spiega il figlio della paziente – ho voluto vederci chiaro e ho scoperto che l’ambulanza in realtà era medicalizzata, che il medico era arrivato sul posto, ma aveva preferito restare in ambulanza, lasciando il compito di visitare mia madre al resto dell’equipaggio. A mio avviso un comportamento intollerabile, anche ammesso che il destino di mia madre fosse comunque segnato un medico dovrebbe confortare la paziente e i suoi cari in un momento drammatico come questo. Spero si tratti di un comportamento isolato”.

 

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