Al termine della requisitoria nel processo di primo grado su presunte sentenze tributarie pilotate, ribattezzato “Gibbanza”, la Procura di Bari ha chiesto 11 condanne a pene comprese tra i 5 anni e 8 mesi e i 2 anni di reclusione e ha chiesto che sia dichiarata l’estinzione per prescrizione di tutti i reati contestati ad altri 12 imputati.

La condanna più elevata, a 5 anni e 8 mesi di reclusione, è stata chiesta dal pm Michele Ruggiero, che ha ereditato il processo da Isabella Ginefra, ora procuratore a Larino, per l’ex giudice tributario barese Oronzo Quintavalle. Il pm ha chiesto che gli venga riconosciuta l’attenuante della collaborazione per aver rivelato agli inquirenti di aver ricevuto per anni denaro, buoni vacanza, consulenze e prodotti enogastronomici in cambio di sentenze favorevoli.

Nel processo nei confronti di 23 persone, tra avvocati, funzionari delle commissioni tributarie e imprenditori, sono contestati, a vario titolo, i reati di corruzione in atti giudiziari, falso, rivelazione del segreto d’ufficio, infedele dichiarazione dei redditi, riciclaggio, favoreggiamento, abuso d’ufficio, truffa, millantato credito e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Risultano prescritti 14 dei 30 capi d’imputazione contestati e per alcuni episodi di truffa, abuso d’ufficio e corruzione il pm ha chiesto assoluzioni nel merito.

I fatti risalgono agli anni 2008-2010, quando Quintavalle era presidente della Commissione Tributaria regionale della Puglia. Fu arrestato nel novembre 2010, insieme con alcuni colleghi e altri professionisti, fra i quali i commercialisti baresi Gianluca Guerrieri e Donato Radogna, per i quali il pm ha chiesto rispettivamente condanne a 4 anni e a 3 anni e 8 mesi di reclusione. Nel processo sono costituiti parti civili il Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’Agenzia delle Entrate e Equitalia.

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