L’Italia sempre più povera, ma con allegria. Migrazione ed immigrazione e paure fasulle come armi per distrarci dai dati di un Italia che si sta impoverendo sempre di più. Cosa nasconde il dibattito fasullo su sicurezza, razzismo, vaccini ?

Avevo chiesto nel nostro precedente incontro di ricevere le vostre E-Mail su quesiti di natura fiscale. Ma oltre ai quesiti ci sono pervenuti richieste di conoscenza dello stato della nostra economia. Evidentemente la qualità delle informazioni della nostra classe dirigente è scadente.

Ringrazio della congrua adesione ma la natura personale e volentieri per quanto dalla mia visione limitata professionale cercherò di rispondere e per i vostri quesiti meramente fiscali provvederò personalmente. Risponderò quindi comunque personalmente a tutti, ringraziandoli della fiducia.

Ma preferirei dedicarmi ad un argomento che dovrebbe stare a cuore alla nostra classe politica che evidentemente preferisce parlare d’altro. Si tratta della nostra Italia che vedo sempre più povera .

Potrei portare le rilevazioni statistiche ma abbiamo bisogno di superare quello che un nostro ascoltatore ha definito: dissonanza cognitiva. Un filtro di dati e paure fasulle che rendono poco praticabile trasmettere le informazioni che negano il comune sentire.

Dire che la nostra nazione si sta sistematicamente impoverendo crea reazioni di negazione. Per cui nel trasmettervi questo dato drammatico non darò le valutazioni quantitative  ma parleremo delle aziende e dei marchi italiani che non sono più italiani. Chiamandoli per nome.

Sono marchi a noi familiari e sapere che non sono più italiani e che assieme ai marchi stiamo perdendo anche le aziende di produzione per quei marchi, pensiamo che possa finalmente dare una scossa di consapevolezza della crisi che stiamo vivendo.

Facciamo prima un elenco ovviamente non esaustivo di quanto è stato sottratto alla collettività poi passeremo alle industrie italiane.

Possiamo cominciare dalle banche. Cominciamo dalla Banca d’Italia. Ora appartiene a 50 banche private. Come privata è la gestione della Banca Europea: la BEI. Ma anche le banche pubbliche italiane sono diventate private: BNL, Banco di Napoli, Credito Italiano,Banco di Sicilia, Banca Commerciale Italiana.

Possiamo trarre delle  conclusioni sull’esito per i risparmiatori italiani di questa trasformazione ?

Vendita e svendita del territorio, fate voi. Sono stati venduti i seguenti immobili dello Stato Italiano: Edificio della Zecca (Roma), Isole della Laguna Veneta, Palazzo Corrier (Venezia), Casina Valadier (Roma), Montagne delle Tofane,  Isola di Montecristo, Cortina d’Ampezzo e Monte Cristallo .

Diamo una idea delle entità numeriche che si sono movimentate. Se consideriamo le società private e solo nel periodo 2008 -2012 hanno fatto acquisti di marchi italiani per 55 miliardi. Operazioni che hanno portato ricchezza alle vecchie proprietà ma non hanno portato valore aggiunto all’Italia. Se poi oltre ai marchi vanno via anche le fabbriche la disfatta è completa.

Andiamo per settori. Agroalimentare: la UNILEVER (Anglo Olandese) ha comprato l’Algida, la Sorbetteria Ranieri, Riso Flora, Bertolli e la Santa Rosa; la Kraft food (Americana) ha comprato Fattorie Osella, Invernizzi (entrambe rivendute alla Lactalis francese) per non parlare di quelle comprate negli anni ’90 come Negroni, Simmenthal, Gruppo Fini, Splendid e Saiwa; la Nestlè ha comprato: Perugina, Vismara, Sasso, Pezzullo, Berni, Italgel (gelati Motta, Valle degli orti, Surgela, la Cremeria, Maxicono,Marefresco, Voglia di Pizza, Antica Gelateria del Corso, Gruppo dolciario Italiano, Alemagna), poi nel 2009 la Bauli; Sab-Miller (gruppo sud africano) ha comprato la Birra Peroni e nastro Azzurro; Gallina Bianca (spagnola) ha comprato Pummarò, Sogni d’oro, Gran ragù Star Orzo Bimbo, Riso Chef e Mellin; Campofrio Food (spagnola) compra: Norcineria Fiorucci e per ultima la Constellation Brands (gruppo americano) ha comprato Ruffino e Gruppo Gancia, poi il Gruppo Gancia passerà alla multinazionale Russa Russian Standard Corporation.

Il settore del lusso e abbigliamento. Questi hanno ancora nomi italiani ma non appartengono ad imprenditori italiani: Sergio Tacchini, Loro Piana, Bottega Veneta, Frau, Valentino, Gucci, Safilo, Ferrè, Mandarina Duck, Dodo, Bulgari e Rinascente.

Energia, Trasporti, Industrie di base anch’esse in svendita: Omnitel, Telecom, Snam, Ansaldo, Fiat Ferroviaria, Indesit, Italcementi, Alitalia, Ceramica Dolomiti.

Un elenco incompleto che dovrebbe essere analizzato e conosciuto dai nostri rappresentanti politici meglio di quanto lo conosca io. Ma finché parleremo di immigrazione, di vaccini, di Sanremo e di Cucina nessuno chiederà loro che fine hanno fatto le industrie italiane e da dove dovrebbe nascere la ripresa economica italiana.

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