Siamo alla terza tappa che riserviamo alla replica per alcuni quesiti pervenuti. Abbiamo privilegiato le domande generiche e ricorrenti ed abbiamo scartato quelle che avevano carattere specifico personale. A queste ultime risponderemo personalmente.

Dobbiamo fare ammenda nell’avere replicato in maniera troppo critica a quelle che sono le ipotesi ottimiste dei venditori di paradisi fiscali ed abbiamo trascurato i venditori di limbo fiscali. I luoghi scelti da coloro che non solo non pagano tasse, ma che vogliono la discrezione sulle loro sostanze finanziarie. Vogliono che il mondo si dimentichi di loro e dell’origine delle loro fortune.

Tutto questo non esclude l’ipotesi di una pianificazione fiscale e in particolare di una pianificazione fiscale internazionale, ma siccome ritengo che i lettori di queste note non siano multinazionali, ma contribuenti ed imprese di piccolo cabotaggio, ho ritenuto di raccomandare un po’ di prudenza.

Le multinazionali, le grosse holding, i trust, hanno un percorso privilegiato che non coincide con quello della maggior parte dei contribuenti o degli imprenditori del mio limitato panorama professionale. Pensate alle società che si sono avvalse della collaborazione professionale di Junker nelle sue qualità di Avvocato fiscalista in Lussemburgo, poi di primo ministro ed ora presidente della Commissione Europea.

Se vi può consolare, anche le multinazionali fanno degli errori, perché come i generali nelle guerre, tendono a fare la nuova guerra con i criteri della guerra precedente.

Ma veniamo alle domande che mi sono pervenute. Il riferimento all’attualità è un buon pretesto. Mi hanno chiesto note sul cognato di Fini e su alcune violazioni che pare riconducano alla titolarità della regina d’Inghilterra. Il primo caso si tratta, nella versione narrata, di una soluzione semplice di due società di diritto estero che avrebbero rilevato un appartamento nel territorio di Montecarlo, ma di proprietà italiana. Non è questo l’accadimento sotto accusa, ma le modalità di provenienza finanziaria dell’immobile.

Nel caso delle regina d’Inghilterra, sono compiaciuto nell’apprendere che, pur essendo di sua personale proprietà i paradisi fiscali delle isole del canale nelle quali vengono praticati agevolazioni fiscali e finanziarie, nonostante tutto questo, la regina ha sentito il bisogno di ulteriore “riservatezza” nell’utilizzare ulteriori zone “franche“.

Perché anche strutture societarie consolidate perdono la loro qualità di riservatezza? Perché soprattutto negli ultimi tempi le modalità di innovazione in materia fiscale e finanziaria è in continuo divenire. L’indirizzo politico predominante che influenza la fiscalità internazionale è strutturale, in continua mutazione.

Il termine che uso per un buon “TAX PLANNER” è quello di “viaggiatore fiscale”. Le normative fiscali ed i rapporti bilaterali tendono ad essere modificate in continuo, ma per un discreto “TAX PLANNER “che occorre?

Vediamo la dotazione minima:
1.Un adeguamento mentale a valutare la pianificazione fiscale come una scelta aziendale, alla stregua delle scelte tecniche e commerciali.
2.Una struttura gestionale che possa adeguarsi agli sviluppi legislativi e giurisprudenziali.
3.Una aggiornata analisi dei trattati contro la doppia imposizione.
4.Una strutturazione intermedia di bassa fiscalità che sia giustificata da una reale motivazione economica.
5.Più soluzioni societarie nello stesso paese, per meglio evidenziare la finalità non elusiva della gestione.
6.Una ricognizione esaustiva dei termini di base: Residenza fiscale, doppia imposizione, Stabile organizzazione, treaty shopping per utilizzare il differenziale tra diversi trattati, la differenza tra una “Subsidiary” e  una “Branch”.

Infine ricordate che non siete una multinazionale, non siete la Monsanto, la Coca Cola, che possono servirsi di qualcuno come Junker nel triplo ruolo di presidente della Commissione Europea, ex primo ministro del suo stato da operetta dove crescono le multinazionali e di ex avvocato fiscalista.

Sappiamo che in molti paesi esiste la possibilità di un tax rules, una sorta di accordo preventivo. Ma non è necessariamente tutto alla portata di tutti. Inoltre, non basta scegliere un paese a fiscalità agevolata, diventa importante conoscere con quali paesi bisognerà avere rapporti commerciali futuri. La scelta che qualche lettore ci ha proposto come le Antille Olandesi o le isole del canale Guernsey, l’isola di Man, Madeira, sono funzionali al paese di riferimento per la riconoscibilità giuridica. Oltre al vantaggio fiscale è necessaria la sicurezza giuridica consolidata.

Sulla sicurezza della riservatezza non possiamo pensare a soluzioni definitive. Qualche anno fa gli Usa e la Francia hanno di fatto messo in condizione le banche Svizzere a fornire i dati di una serie di titolari di conti bancari.

Sono strategie politiche. Di fatto sia Usa che Francia hanno minacciato le banche svizzere di sequestrare le loro filiali nel proprio territorio in cambio della comunicazione dei dati dei correntisti americani e francesi. L’Italia non l’ha fatto.

Le modalità sono politiche più o meno esplicite ed assomigliano a quelle della Cina che ha programmato la lotta contro la corruzione che ha chiamato guerra contro le Tigri, le mosche e le volpi.

Le Tigri sono i funzionari dell’amministrazione o del partito o i grossi dirigenti, le mosche sono i quadri intermedi e le volpi sono coloro che hanno trasferito risorse all’estero con i quali la Cina opera per il recupero minacciando azioni commerciali contro i paesi che ospitano le “volpi”.

Sono modalità che di fatto possono seguire tutti i paesi che ritengono di inseguire le “volpi”. Non ci si ferma alla ricostruzione del percorso societario, si insegue il succo, la sostanza, e non ci si ferma davanti alla copertura societaria.

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