“Gliel’ho detto in faccia, gli ho detto bastardo che ci hai rovinato un intero isolato con questa gente, vanno urinando e cacando per strada. Lui ha detto che mi denunzia, ma a me che cazzo me ne freca”. Dopo i 32 arresti tra affiliati e capi clan della mafia nigeriana, siamo tornati in via Ettore Fieramosca per vedere se qualcosa è cambiato.

Marcuccio, che abita nel quartiere Libertà, con il proprietario dell’immobile al civico 87, lo stesso dove abitava John, è incavolato nero. Come il suo amico: “Stiamo pieni di roba, di questa gente di colore oscuro, le gnure – ci dice – una volta li ho visti dal balcone mentre la facevano dietro ai bidoni e gli ho fatto un gavettone”. Da queste parti la difficoltà della convivenza è molto sentita, anche se nessuno dice di essere razzista. I problemi, però, ci sono: “Il vero barese non va lasciando i materassi, camera da letto, la cucina in mezzo alla strada – aggiunge – la mette nella mondizia”.

Su questo, in realtà, non siamo molto d’accordo e lo abbiamo scritto per anni, anche le famigerate fototrappole installate dal Comune hanno incastrato più volte i luridi baresi, ma la colpa è sempre loro: “I negri sono più sporcaccioni”. Sarà. Dopo i 32 arresti tra capi e affiliati alla mafia nigeriana, siamo tornati per vedere cosa è cambiato, a quanto pare, non molto.

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