L’ultima volta che ci eravamo stati lo avevamo definito “hotel dei migranti“. Molti di loro, infatti, quando s’imbarcano per arrivare in Italia, sanno già che a Bari c’è un posto in cui si può trovare ospitalità a basso costo.

L’essenza di marijuana era ed è inebriante. Abbiamo deciso di tornare nel palazzo bombardato, all’87 di via Ettore Fieramosca, al quartiere Libertà, perché al primo piano dell’immobile viveva John, il boss della mafia nigeriana arrestato a Bari nell’operazione che ha permesso di far luce su traffici, attività di spaccio e atroci crimini compiuti ai danni di alcune donne africane.

John viveva in subaffitto da mesi. Gli abitanti, bianchi e neri, non parlano, forse perché tutti sanno delle brutalità di cui è stato capace insieme alla sua gang. Il controllo delle attività di spaccio e lo sfruttamento della prostituzione sono state spesso causa delle risse avvenute nel quartiere.

Urla, colpi di bottiglia, scie di sangue impossibili da ignorare. Eppure non manca chi si meraviglia degli arresti e cade dalle nubi alla notizia. Lo sguardo delle inquiline è terrorizzato. Siamo andati a suonare al campanello dell’abitazione in cui John era ospitato, provando poi a parlare col padrone di casa. La gente della zona mal digerisce la presenza di migranti “senza nome”. John, invece, un nome ce l’ha ed è per la sua ferocia che forse non tutti hanno voglia di pronunciarlo.

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